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Full text of "Profezie del Beato Tommasuccio"

MISCELLANEA FBANCESCANA 



81 



LE PROFEZIE 

DEL BEATO TOMMASUCCIO 

DA FOLIGNO 



PREFAZIONE 



Premetto un cenno della vita del beato 
Tommasuccio per coloro che non la cono- 
scono, riproducendo le poche parole colle 
quali ne fece memoria Francesco Saverio 
Quadrio. « Il B. Tommaso TTnzio, detto 
« comunemente Tommasuccio, figliolo di 
« poveri agricoltori, nacque l'anno 1319, e 
« visse nelP Umbria, seguitando la Regola 
< di San Francesco. Traile altre grazie, che 
« da Dio ebbe, fu il dono della Profezia : 
« perlochè alle replicate istanze di Bartolo- 
« meo Lardi Perugino suo Compare si mise 
« a profetare intorno allo stato del Mondo. 
« E siccome lo spirito divino il moveva, il 
« fece in versi, chiudendo tutto il suo va- 
« ticinamento in dugendodici piccole strofe 
« di Canzonetta. Queste profezie che tutte 
« poi si verificarono, come testifica S. An- 
« tonino, furono stampate in Foligno per 
« Agostino Altieri nel 1626. Ma nel Semi- 
« nario di detta Città, si conserva di ca- 
« rattere antichissimo un testo a penna 
i « delie medesime, onde si vede, che le 
« « stampate sono in molti luoghi alterate. 
I « Morì Tommasuccio in Foligno, a' 15 di 
« Settembre del 1377 ». *> Fin qui il Qua- 
drio, ed io aggiungerò che egli nacque nel 
villaggio di Valmacinaja fra Nocera e Gualdo 
Tadino, e che, morto in Foligno, fu sepolto 
nella chiesa di sant'Agostino, ove tuttora 
il suo corpo è pubblicamente venerato. Chi 
di lui desiderasse maggiori notizie, legga le 
diverse vite che ne furono pubblicate, oltre 
ciò che, più o meno diffusamente, ne dissero 
s molti scrittori antichi e recenti. 2 > Leggendo 



r 



1) Della storia e della Ragione di ogni Poesia. Milano 

v MDCCXII. Tomo III, pa^r. 387. Dal Quadrio tolse la sua 

g notìzia ii Crescimbeni nella sua Storia della volgar Poesia 

: Venezia MDCCXXX. Tomo III, pagg 1D1-102 

j ^ 2. Nella seguente bibliografia fo cenno di tre vite del 

beato: una di Giusto della Rosa ( Vicenza. 15101, una del 

lacobdti due volte edita (Foligno, 162:5: ivi. 1614). ed una 

del eh. professore Leopoldo canonico Amoni (Assisi. IS77; 

: Una vita del beato Tommasuccio in lingua spagnola è più 

■.volte citata dal lodato canonico Amoni, il quale spesso ne 

j* ^*P ortato dei brani in lingua originale, senza però mai 

Jalrci dove e quando fu stampata. Egli alla pag. 7, nota 4, 

del suo libro, la cita così: Cornejo. Vita admirabile del 

Zbermano Tomai de la V. O. Tercera. Forse questa vita fa 



MISCELLANEA FRANCESCANA I. 



la vita del beato Tommasuccio mi è più 
volte tornata alla mente la memoria del 
beato Iacopone da Todi, poiché mi sembra 
che i due beati abbiano tanti punti di si- 
militudine fra loro, da far credere che la 
divina provvidenza abbia voluto far nascere 
il nostro Tommasuccio, si può dire appena 
morto il poeta tudertino, quasi per fargli 
continuare fra noi la sua popolare e benefica 
missione. Tanto si rassomigliano entrambi 
nel libero animo, nel carattere poetico, nelle 
aspirazioni politiche, nelle prattiche religiose, 
le quali sembrerebbero rudi a primo aspetto 
e fredde come quelle di uno stilita, ma che 
invece sono animate da un vivissimo amore 
di Dio, e da una carità grande pei fratelli. 
Infine si rassomigliano anche meravigliosa- 
mente per quello spirito di una quasi ini- 
mitabile umiltà, per la quale talora si finsero 
anche pazzi, e giunsero entrambi ad avvilire 
i propri nomi, cangiando quelli di Iacopo e 
di Tommaso, nei più volgari di Iacopone e 
di Tommasuccio. 2 > 

Il beato Tommasuccio ebbe anche il 
dono della profezia, ed udimmo dal Quadrio 
l'occasioDe e il soggetto della sua poetica 
composizione, non unico documento di que- 
sto suo privilegio. Gli scrittori della sua 
vita raccontano molte cose da lui profetate, 
i più antichi lo chiamano Profeta di Dio, 
ed in una curiosa e poetica visione che 
ebbe, e nella quale gli sembrò di assistere 
in Paradiso alla festa che faceano quei beati 
comprensori nel dì di Ognisanti, quando 
egli giunse dinanzi al trono di Dio, si legge 
che questi gli avrebbe detto : ben sia venuto 
Tommasuccio profeta mio. 2 > Dubitare che 



parte dell'Opera indicata dal Brunet, Manuel de Libraire. 
Paris, 1865. voi. VI col. 1174 n. 21S34. cioè: Chrvnica se- 
raphica: Vida del patriarcho San Francisco y sus discipu- 
loSy per Damian Cornejo y Sos Torrubia. Madrid, 1728-29, 
y Roma, 1756, voi. 9 in fol. 11 lacobìllì. oltre ciò che ne 
scrisse in più luoghi, due altre brevi vite pubbicò del beato. 
Una nelle Vite dti Santi e Beati di Foligno, In Foligno 
1628, pag 3(10-372; un'altra, più breve, ma più ricca di 
citazioni, nelle Vite dei Santi e Beati dell' Cumbria. In 
Foligno, 1661, Tomo 111, pagg-. 67-67, 5 6-507. 

I) Qualcuno ha detto che Tommasuccio sia un com- 
posto del nome Tommaso e del cognome Unzio: ciò io non 
credo, imperocché quella modificazione é conforme al carat- 
tere del tempo; per esempio, senza uscir da Foligno, noi 
abbiamo due beati quasi contemporanei al nostro Toinina- 
succio. che anctie e3si vollero modificare il nome in quella 
forma. Si chiamarono Pietruccio Crisci. e Paoluccio Trinci. 

2} La visione si legge per esreso nella vita del beato 
scrittane separatamente dal lacobiUi /edfz. 1626, pag. 66-03 
ediz. ItìM pag<r. 52-77), donde la tolse per inserirla testual- 
mente nel suo libro il chiarissimo Anioni f'pagg. 191-22-lj il 
quale però si dimenticò di citare, ivi e sempre, il nostro 
benemerito agiografo, che gli somministrò i fonti ai quaiì 
si doveva ricorrere, l'ordine del racconto, e talvolta persino 



82 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



le rime profetiche le quali vanno sotto il 
suo nome non sieno le sue, non pare ragio- 
nevole. Giusto della Eosa da Firenze che 
fa suo compagno, nella -vita che ne scrisse, 
ne fece aperta testimonianza, e difatti, per 
tacere altri argomenti, la vita di lui la 
intitolò: Questa è la legenda del beato 
Tomasuxio propheta da dio del terzo or- 
dine de sanato Francisco in toscana in el 
M.ccc. V Sant'Antonino arcivescovo di Fi- 
renze, che molte cose avea udito del beato 
da coloro, che lo conobbero e lo avvicina- 
rono, scrive nelle sue croniche che egli 
prophetiam ... in scripsit ... dìmisit, in 
rithmis vulgaribus; in qua satis aperte 
prophetavit eccidio plurimarum civitatum 
Italiae, qnae omnia reperiuntur impleta 
diversìs temporibus. z ) La sua asserzione è 
notevole, perocché attese le vicende politico 
religiose del suo tempo, egli fu costretto a 
rifugiarsi nell'Umbria, dove il suo confra- 
tello Federico Frezzi nostro vescovo l'ospito 
nel convento di Foligno, e dove, lo ram- 
menta egli stesso, si recò a Bevagna a 
venerare il corpo del beato Giacomo religio- 
so del suo ordine. 3 > Potè egli dunque ben 
conoscere la vita e le opere del nostro 
beato e nel suo lavoro far memoria delle 
sue profezie. Egli dice che oggetto di queste 
sono la rovina di parecchie città dell' Italia: 
talvolta però si eleva a parlare di cose più 
ampie e di maggiore importanza: imperocché 



le parole. Di questa visione possiede un codice del XV se- 
colo il sig. Don Francesco Filippini, che mostrai al chiaris- 
simo Amoni per pubblicarlo nel suo lavoro, come fece 
veramente in nota di alcuni brani. Da esso codice ho tolta 
la frase riferita. Questo codice (non è intieramente fuor di 
luogo se ne parlo; e un volume cartaceo in 4, e si compone 
di tre parti con separata numerazione: la prima contiene 
poesie dei nostri. Feticiaiio Cottognì, Girolamo Conti del 
Grifone da Pesaro tutti tre del XVI secolo e di altri anoni- 
mi di ouallo e del secolo precedente: la a»conda parte 
contiene la visione del Beato Tommasuccio: e la terza molte 
poesie del XV secolo. Si ha memoria che questo codice col 
titolo di Componimenti manoscritti antichi, appartenne nel 
secolo passato a Giovanni Battista Boccolini ( invai F n 
QHadriregio ole. In Foligno MDCCXXV. Tomo II, p'acr 
3M>). A.Hre nonzie so questo codice vedile noi mio studio- 
U arti e le lettere alta corte dai Trinci, inserito nei Glori 
nate slortm della letteratura italiana-. Torino. 1883 voi I 
pag 21SMS0 nota. Completerò questa nota aggiungendo che' 
questa visione fu stampata separatamente, doVe e quando 
fo «sjnoro. In principio del codice F. da descriversi, fra "fi 
Aulorx preti nel scriver queua vita, in «Itùno luo4 è citaìo 
il seguente: Un altro Umetto in 4 Campato più moderna- 
m«,te(c,oe dopo l'edizione vicentina dei 1510) in "TrZtere 

prima ^i^^S^ ^ tt,1Ìbro *»™ I-ri» dell. 

ut. x&n?™p!T?Y"'V"»S Luaiuni ^«xxvn 

«™r»„ 3 ? ^ RC "l mK R - Memorie dei più insigni pittori 

™?V% ed <"•<*"?!« Dorncnicani. Bologna, "Sa, Totì 

S g '. r e , ,,!8E „ f,Emaau ClB0 S. A«ofó Alunno eia 
scuola Umbra. Homa 1872, pagg. 67-69. *<»»"« « la 



nella prima parte (tutte le edizioni ed i 
codici che conosco non pongono divisione 
alcuna, ma mi pare che debbansi distinguere 
in cinque o in quattro parti almeno), nella 
prima parte adunque si trattiene a parlare 
sulla lega dei fiorentini contro Gregorio IX' 
sul famoso scisma di occidente, e sulla vita 
e sulle azioni dei due competitori Urbano 
YI e Clemente VII: nella seconda, parla di 
Genova, e delle sue interne discordie, di 
Carlo di Durazzo, di Ladislao re di Napoli 
e delle loro imprese, tornando poi nella 
terza parte a discorrere nuovamente del 
nominato scisma occidentale. Nella quarta 
parte si occupa delle contese di Genova e 
Venezia, che egli chiama le due donne del 
mare di Giano e di- Antenorre, e poi 
discende parte a prevedere, pai-te a deplo- 
rare le sventure dei padovani, rimprovera 
le inimicizie ai signori di Verona, i difetti 
a Lucca, l'avarizia a Pistoia, parlando poi 
di Volterra, di Pisa, nuovamente di Firenze 
e terminando con una terribile invettiva a 
Perugia, da lui detta /' indegna città di 
Grifone, ove ogni vizio regna. L'ultima 
parte tratta di altre regioni: di Bologna che 
tiene la sbarra fra Lombardia e Romagna 
di Ferrara e del suo prode Marchese, di 
Ancona traditrice, di Fermo crudele, di 
Ascoli, di Camerino, della fallace Romagna, 
degli invidiosi marchegiani, e, venendo a 
a noi, di Todi, di Assisi, di Spoleto, e infine 
del Patrimonio, della Campagna, delle isole 
italiane, ammonendo tutti, rimproverando 
acerbamente tutti, a tutti minacciando pros- 
sime sventare, risparmiando forse le male 
parole alla sola Foligno, a differenza del- 
l'Alighieri che nella sua Commedia non 
risparmiò punto dalle sue terribili espres- 
sioni la sua Firenze. Il beato Tommasuccio 
termina ineggiando alla venuta di un uomo 
che dovrà riordinare le cose, e riportare la 
pace all' Italia e al mondo. Ecco alcuni 
degli ultimi versi, secondo il testo delle 
dizioni iacobilliane. 

Verrà nel sereno 

Delle benigne stelle 

Vn'huom, che rinnouelle 

Il mondo in altra forma. 
Darà la bella norma 

A nostra vita attiua, 

Farà la terra priua 

De' vhij fallace. 
Per l'vniuerso pce 

Sarà da cielo in terra, 

E follia e guerra 

Sarà in fondo messa. 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



83 



Or si allegri il coraggio 

Di ogni huom, che ben spera 

Nella superna spera, 

E nelli suoi lumi eccelsi. 1) 

Così termina questa poesia, la quale, 
come vedesi nell'indice che ne ho fatto, è 
veramente un monumento letterario, istorico 
religioso di alta importanza, degno certo che 
alcuno si occupi a farlo conoscere, studian- 
done ampiamente il triplice rispetto sotto 
il quale può esser considerato. Pare a me 
che esso sia caratteristico a farci conoscere 
le virtù e i vizi del xiv secolo, a raccon- 
tarci quali erano le opinioni e le idee che 
circolavano allora fra le plebi, a rappresen- 
tarci in pochi tratti quali fossero le aspira- 
zioni ed i sentimenti del popolo, in mezzo 
a quel dibattersi di repubblichette, e di 
piccoli principati, che cercavano tutti di so- 
verchiare i vicini, quasi sempre a danno suo. 
E poi da notarsi come non il solo 
popolino prestasse fede alle profezie del 
beato, anzi uno scrittore del 500, Sigismon- 
do Conti, trovava in esse vaticinato il breve 
dominia di Carlo vtii in Italia, e osservava 
cne ì di lui praedicta numquam eventu 
caruerunt. 2 > 

Le profezie del beato Tommasuccio 
sono state stampate interamente almeno sei 
volte, per tacere dei brani pubblicati qua e 
la da alcuni scrittori per esempio dal Per- 
tican, 3) daJ Frenfanellii 4) dal Mazzatinti 5) 
nessuna però di queste edizioni è tale che 
possa sodisfare alle esigenze degli studiosi, 
avendo potuto conoscere dal confronto di 
vari codici ed edizioni, che il testo delle 
medesime può in molti luoghi correggersi 
©a anche accrescersi di qualche inedita 
quartina. Ecco perchè, tenendo conto di 
quei codici e di quelle edizioni che conosco, 
uo creduto di ripublicare criticamente ed in 
qualche luogo annotare questo raro docu- 
menta ilo chiamato e chiamerò sempre 
queste rime col nome di profezie, il che ho 
ratto per doppia ragione. Innanzi tutto per 
non ingenerar confusione producendo un 



Profeta u£ b r"°2°, ? tn ^o su queste profezie, col titolo : Uh 
mio' dotto a ttcfi?f CO r X J T > fu P»M>"c«o nel 1882 dal 
Boloena voi ì% P l i " M^-uunti nel Propugnatore di 

1883, vii, | p° r 1 % dei " uoi tem P' dal 1475 al 1510. Roma, 

«omo f! llp'p^ %<?*""'■ ca P- XXV - N e"e Opere Dolora 

Pagg. W-TsTow»'""* * '" " cuola umbia - Roma IS~2» 
5) Propugnatori eit. loe. eit. 



nuovo titolo, per esempio di carme profetico, 
come ha fatto testé il chiarissimo canonico 
Amoni, imperocché la maggior parte dei 
codici, delle edizioni e degli antichi scrittori, 
convengono concordemente nel dargli questo 
nome di profezie, in secondo luogo perchè 
esse sono veramente riconosciute per tali, 
benché sappia che questo nome non gli può 
scientificamente competere, finché chi ne ha 
il dritto non manifesta su ciò il suo auto- 
revole giudizio. In qualunque caso però, o 
le cose previste in questo documento sieno 
effetto di un'attenta osservazione, di una 
conoscenza perfetta di uomini e di cose, di 
una profonda e saggia intuizione di prossimi 
avvenimenti, ovvero provengono da una 
gratuita illustrazione sovrannaturale (ed in 
ambedue le ipotesi il beato Tommasuccio 
sarebbe una persona straordinaria e singo- 
lare,), io non mi allontanerò dall'uso comune 
e stimerò ben fatto chiamare questa poesia, 
coll'antico e popolare nome di profezie. 

Qui si farebbe luogo ad indagare che 
importanza abbia avuto il beato Tommasuc- 
cio considerato sotto l'aspetto letterario, ed 
a vedere qual posto gli spetti fra i poeti 
suoi contemporanei: ma questo è un lavoro 
che non può ben farsi senza aver radunati 
tutti gli elementi che sono a ciò necessari 
e che mancano in buona parte. Ed é per 
fornire alcuni di questi elementi mancanti 
che ho radunate queste poche notizie sulle 
profezie del beato. Quando queste saranno 
ben conosciute dai nostri letterati, quando 
si saprà se egli altre ne abbia composte, se 
ebbe seguaci, se fu veramente poeta, allora 
potrà assegnarsi il luogo che gli spetta fra 
i rimatori del secolo siv. Taluna di queste 
cose accennai altra volta, né occorre qui 
ripetere quanto esposi altrove, V altre ne 
accennò il Mazzatinti, al cui dotto lavoro 
rimetto il lettore, 2 > qui voglio solo ricordare 
più determinatamente due cose, benché sieno 
state accennate negli studi sovra indicati. 
E anzi tutto dirò delle altre poesie del 
beato Tommasuccio. 

Il cod. Vaticano 4872 è un miscella- 
neo cartaceo del sec. it, nel quale dal e. 
115 a alla 117 b trovasi una poesia di 47 
ottave intitolata Prophitia Fratris Thomas- 
sutij de fulgineo edita in H£°CCC°LXXX. a - 



1) Oior-nal» siorieo eit. pagi?. 810 ?gl. 
S/ Propugnalo?* eit pag. 3 • s*gg. 




84 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



Io non voglio dire che questa gli appartenga 
sicuramente ; invero la data del 1380 
gliela farebbe togliere essendo di tre anni 
posteriore alla morte di lui; comunque, a 
non asser sua, ha sempre qualche valore il 
vedergliela così recisamente attribuita, poiché 
fa sempre conoscere che il nome di lui era 
conosciuto come quello di un poeta capace 
di comporre una ben lunga lauda. Il Haz- 
zatinti esaminò questa landa, e qualche 
brano ne pubblicò: io mi limito a pubblicare 
la prima e l'ultima ottava. 

Ave yhu figliai de Maria 

che per noi pendisti in sulla croce 
ad te recorro che mensigni la uìa 
e Ilio possa dire con dinota unce 
ognuno intenda la parola mia 
et al peccare non sia si feroce 
perche el mundo aspecta gran tormento 
Pocuo me tndutio che al finimento 

El nome suo per la f, edda et BiJ 'oliata fV 
ventiquattro anni corona in sulla testa 
portara eli doue bene ornata 
per hi si riderà et farà fts*a 
la sua persona sera pio amata 
che nullo xpiano della santa gesta 
in iheritsalem sera sua finita 
La quale a dio sera molto gradita 
Finis Amen : 



Il Mazzatinti osserva che la poesia 
suddetta trovasi anche nel cod. Magliabec- 
chiano A. xxx, 7, 344 del sec. xv, e pro- 
pende ad attribuire al beato Tommasuccio 
anche un'altra poesia contenuta nel mede- 
simo cod. Vaticano 4872, publicata dal eh. 
prof. D Ancona, V sebbene a capo di essa 
leggasi Prophetia Fratris lacoponi edita 
in M , 'CCC°L. :x 

Al beato Tommasucccio si attribuisce 
al ritmo Vuol la mia fantasia publicato 
dal fracchi V il quale la dice estratta dal 
codice del Redi. Egli osserva che in più 
codici essa si attribuisce all'Abate Gioachino 
e che un antico codice Strozziano asserisce • 
altri dicono che la fece fra Tommasuccio 
il quale fu uno santissimo uomo- e fu 
l ultima che egli fece. Essa si trova anoni- 
ma nel cod. 2845 dell'Università di Bologna 

v vdf- E - ? eaier osserra che i codd 
Maghabecehiam ci. v,r, 1081, e ci. xxv, 

234, 1 attribuiscono all'Abate Gioachino- il 



1) Studi nella letteratura i*s,7i*, _z • 

Ancona, i««, j a appeal L™"^;"* ?' pr ""i Se °° U - 
ecc. rr '° s ""iio : lampone da Todi 

1813, % P tfV s ! f%tl"t t!e " duaen "' *■<">■* P»to, 



magliabeccliiano ci. xx, 45 e fra Giovanni 
da Firenze, il riccardiano 1939 a frate 
Stoppa, il laurenziano pi. xlih, 13 la reca 
anonima. ') Ho confrontato la profezia che 
ripublico con questa che comincia, tuoi la 
mia fantasia, e non mi pare di errare at- 
tribuendola senza dubbio al nostro beato. 
Tanto si rassomigliano. 

Il Trucchi suddetto, nella prefazione 
alla poesia vuol la mia fantasia, scrive che 
diverse altre composizioni su lo stesso te- 
nore, di questo fra Tommasuccio si trovano 
in diversi codici vaticani, casanatensi, e 
riccardiani, e chiamasi ancora, fra Tom- 
maso da Gualdo. Saremmo stati più abligati 
al benemerito Trucchi se ci avesse indicati 
questi codici, poiché se la sua indicazione 
ci assicura che il nostro beato fu autore di 
parecchie rime, ci lascia bensì in grande 
desiderio di sapere quali esse fossero. 

Un'altra profezia attribuita al nostro 
beato, sta nel cod. 16021 della biblioteca 
Nazionale di Parigi, del quale vedesi la 
descrizione fra i codici, alia lettere M. Qui 
basta conoscere che questa poesia sta alle 
carte 32-36 del codice citato, e che il prin- 
cipio di essa è il seguente : 

Seguita una Profezia che al mondo cauta 
Come nelh anni del sessanta La terra 
luna quanta hauera gran tempesta. 

Terminerò ricordando come altre e 
numerose poesie, probabilmente sue, trovansi 
in un codice di Foligno, che contiene una 
sua famosa, profezia in prosa, e che da me 
tu altrove descritto. 2 ) 

Ma tutte le indicate poesie del beato 
lommasuccio sono italiane, e possiamo oltre 
a queste indicarne una latina che sicura- 
mente gli appartiene. Il cod. 240 della 
biblioteca comunale di Cortona è un miscel- 
laneo del sec. xiv appartenuto già al covento 
di b. Francesco di Cortona, nel quale, al 
loglio o3 si contiene una breve profezia di 
pochi esametri, dettata da un maestro 
Tommaso. *) Ecco questa profezia, la quale 
reca scritto : hec est profecia facta anno 
domimj MCCCLXXij per magistrum 
thomam. 



CCCv!' LÌTÌChe di Fazi0 <%» Uberli. Firenze. 1883, pag" 

31 ?UvT*' 8 A' 0r '' co - cit - vo1 - l Pag. 210 
ecc. Cortona, l&*4,'pa a ~ >scrUn della libreria di Cortona 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



85 



fin 



Papa quid exaltas lacij quia menta Victor 
Karollus intrayit fungens diademate regnum 
Me dabìt exieio populos tuscia liguremque seperbum 
Et Rudillum perdet. Romanos eiise domabit 
Imperj geminos gladios conflabit in unum 
Tont'ficis summi solium deducet ad una. i) 

E veramente questa profetiti del nostro 
beato ? Osserviamolo. Anzitutto l'epoca gli 
conviene: difatti nel 1372 egli era vivo e 
nel pieno vigore delle forze. Anche la ma- 
teria gli conviene; poiché, se non vado errato 
egli in questi versi parla di Carlo di Durazzo 
quando prese la corona del regno di Napoli, 
della quale cosa si occupò pure in alcuni 
versi delle profezie che ripublichiamo. È 
anche buono indizio veder trascritta questa 
poesia in un codice francescano di Cortona, 
ove per appunto il beato si recò dopo il 
1454, *) onde, sebbene quell'appellazione di 
Maestro, per Magistrum Thomam non 
sembri convenirgli troppo, mi pare non 
dimeno che i pochi versi si possa e si debba 
ascriverli a lui. Ma anche a non esser suoi, 
la sua fama di poeta non ci scapiterebbe 
forse molto. 

Una cosa poi finora non osservata da 
nessuno, è che il beato Tommasuecio, ebbe 
fra i suoi discepoli chi si diletto e compose 
rime e versi sulla sua maniera. Quel frate 
Stoppa, nominato di sopra, come autore 
del ritmo vuol la mia fantasia, fu vera- 
mente uno dei seguaci del nostro beato, da 
lui accettato fra i suoi discepoli nel suo 
viaggio fatto a Siena. Espressamente lo at- 
testa il Iacobilli, 3) prima di lui lo disse fra 
Giusto della Rosa, *) e dopo di lui il Cano- 
nico Amoni. r> > Ora è noto per i codici e 
per le stampe che frate Stoppa fu poeta, e le 
sue poesie furono publicate dal Crescimbeni, 
dal Lami, dal Trucchi, dal Carducci, ed in 
altre raccolte che possono vedersi citate 
dallo Zambrini 6 ^ al quale rimando il lettore 
non occorrendo in questo luogo dire altro 
di queste frate poeta. Era per altro da no- 
tarsi come frate Stoppa e il beato Tom- 
masuecio non solo abbiano avuta relazione 
tra loro, ma anche come il primo sia stato 
discepolo del secondo, il quale forse lo educò, 

1) Da una copia favoritami dal eh. ai*. Mancini 
predetto 

2) Iacobh.lt, op cit. pa^. 3(. Amoxi op cit. pag 109. 

3) Vite dei Santi e Beati dell'Umbria. Foligno, IS47 
voi. 1, pajrg. 150-161. 

4) Nella bibliografia della edizioni al numero 1. 

5J li profeti del secolo XIV. Assisi, 1S77, pagine 131 

8; I.» opere vol„ari a stampa dei aerati XriI » XI V. 
Bologua, ISìM, col. 80 i. 



se non altro con gli esempi, a coltivare 
quel genere di poesia della quale ci riman- 
gono notevoli esempi. Vuoisi che questo 
frate Stoppa, il quale fu della famiglia de 
Bostichi, sia morto in un convento della 
Spagna il 29 Gennaio 1415. 

Tornando ora alle profezie del beato 
Tommasuecio, a questa edizione ho creduto 
utile di premettere una descrizione biblio- 
grafica tanto delle stampe che dei codici, 
assegnando a queste ed a quelli una lettera 
dell'alfabeto per gli opportuni richiami delle 
varianti che ho posto in nota. Dirò poi del 
metodo che ho usato nel pubblicare queste 
profezie, ma prima voglio dare un breve 
cenno del culto che questo beato ricevette 
e riceve in Foligno. 

Poco dopo la sua morte accaduta il 
Novembre del 1377, lo beato Tkommasuccio 
da Jfocera propheta de Dio era registrato 
nell'elenco dei frati del terz'ordine di S. 
Francesco, v - poi, quasi contemporaneamente 
cioè nel 1450, essendo già stato collocato 
il suo corpo sopra un'altare nella Chiesa di 
S. Agostino in Foligno, Martino di Pnccioro 
di Rubino da Foligno gli edificò una cappella 
a man sinistra dell'aitar maggiore, ed ivi 
fu venerato, finché sui primi anni del xvn 
secolo, da questa eappella ove era stato depo- 
sto, fu il suo corpo trasportato in una cap- 
pella a destra, che era dedicata al santissimo 
Crocifisso, e che poi fu distrutta. Nel 1661 
Antonio Poggi nobile folignate restaurò 
l'antica cappella di Martino di Puccioro, e 
il dottor Michelangelo Marcelli, nobile pur 
di Foligno, avendo fatta scolpire e dorare 
una cassa di legno, fu in essa collocato di 
nuovo il corpo del beato Tommasuecio che 
vi riposa tuttora. 2 > Ignoro donde traesse il 
chiarissimo Amoni, che questa cappella fu 
ornata di nuovo dai religiosi agostiniani 
nell'anno 1750. 3 > È certo però che la Cap- 
pella attuale è opera del secolo passato. 



\) Vedi it documento relativo nella vita dell'Amo*!, 
pag. 6 e distesamente neW Archivio storico per le Marche e 
per rUmbria. Foligno 1884. voi. 1 pas?g. 684-68S. 

2) Iacobiuj Vita del beato Toinaso. ete Edi*. 1644, 
pag. 00. Vite dei ssnrt e beati dell' Umbria. Loo. cit. 
pag. 507. 

3) Il profeta del secolo XIV etc. pair. 251. Ivi si ag- 
giunge che « Monis. Polidori vescovo di Foligno anche per 
suggerimento di Mann Felicissimo Salvini ora Arcivescovo 
di Camerino fece fare una nuova cassa ove volea riporre il 
corpo del Santo ma colpito da morte rimane sema effetto il 
pio dmiderin ». Quella cassa ai custodisce nel Conservatorio 
tlala Orsolino della MaUra Paul.., attuto a!!., ehkwa di 
Sant'Agostino, 



86 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



Raccontano gli storici che nell'anno 
1512 i cittadini di Foligno, temendo di 
perdere quel sacro corpo, nel pubblico con- 
siglio decretarono solennemente di prov- 
vedere alla sua conservazione cingendone la 
cassa di lastre e di catene di ferro. Facendo 
plauso al nobile divisamente, stimo bene di 
pubblicare I' inedito documento ; 

Febr. XV. 1512. 
Continuans Idem prior proposu.it et 
dixit, Oum fama sit magna beati Thomas- 
sutij: et Corpus eius parum caute custo- 
diatur: ea propter consilium vellet ad id 
providere. ìjuper his Dominus Valerius 
Consoluit Qaod. D. P. et novemuiri dent 
operam, ut Capsa ubj ipsum venerabile 
Corpus seruatur ita Cathenis, laminis 
ferreis, ac clauibus fulciatur et muniatur, 
ut Ma non possit absportari et minus 
Corpus extrahj super qua re sumptus 
faciendos ex mine sit ratus. Et sic per 
palluctulas omnes albes liiij, fuit refor- 
rnatum, nulla contraria obstante. '> 

Oggi in Foligno si venera egualmente 
il luogo ove mori, come quello dove è 
sepolto. La tradizione indica un tugurio di 
pochi palmi nel Conservatorio della Madre 
Paola in Foligno, come quello dove il beato 
morì. Una cappella ivi presso è dedicata al 
beato, e sull'altare si venera una tela del 
secolo xvn eadente, rappresentante il beato, 
con la croce in mano, con il capo nimbato 
e con una colomba presso la testa, quasi 
per indicare il dono profetico che secondo 
gli storici ebbe da Dio. Ma la Cappella ha 
altri indizi di antichità. Assai bella ò una 
grande transenna o cancello di legno che 
sta dinanzi all'altare, scolpito e dipinto con 
molta eleganza, e che ù opera certa dol sec. 
xv A destra vi è una tela rappresentante 
b. bebastiano con un piccolo devoto genu- 
flesso ai piedi, e con la scritta : 

chi a dio et santo sobbastiano se arre- 
comanda mai de morbo non morirà. 

Lo stile del dipinto, e la paleografia di 
queste lettere, fanno attribuire la tela al 
secolo xv cadente. Di altre pitture che 



1) Arr.hitia priorati. Rii'ormanze ItO) ish «„„ , 
Scaf. 3. \,va 3», Fo'i HIT i„; ri .In -'«». Scans. 1. 

~x patirti ,£pZ»di. r "" •^'•'««-'""i Q»od fiorino 



adornano questa Cappella, darò cenno in 
nota. J * 

Il suo sepolcro trovasi presentemente 
nella Chiesa di S. Agostino in Foligno, in 
una cappella a sinistra del maggiore altare, 
ed è venerato in un urna di legno scolpito 
e dorato nel secolo xvu, eseguita per cura" 
del dottor Michelangelo Marcelli, come si è 
detto. Tre tele adornano questa cappella : 
una sopra l'altare, e rappresenta il beato 
glorificato dagli Angeli; due altre ai lati, 
e raffigurano due prodigi da lui operati in 
vita. Nelle due cappelle, del Conservatorio 
della Madre Paola, e della Chiesa di S. 
Agostino, il 19 Novembre di ciascun anno 
si celebra festa solenne in onore del beato, 
anzi, fino a pochi anni fa, per la festa di 
S. Agostino mandava una pia contribuzione 
il Municipio di Nocera, ove pure è assai in 
venerazione la memoria di lui. Imperciocché, 
essendo esso nato in Valmacinaia di Gualdo, 
nella Diocesi di Nocera, 2 > i Nocerini lo 
considerano come loro concittadino, a lui 
ricorrono spesso nei loro bisogni, lo elessero 
comprotettore, e nel 1744 decretarono per- 
fino di innalzargli una chiesa, per la quale 
assegnarono 4000 lire. Il canonico Amoni 
ci conservò la storia di questo culto, V e 
publicò pure nn documenta poetico tolto 
dal codice F, 4 > documento che mi piace di 
riprodurre in corretta lezione. Il documento 
sta nelle carte 59-60, e se non erro, seb- 
bene scritto di mano di Ladovico Iacobilli 
verso la metà del secolo xvu, appartiene 
probabilmente circa due secoli più indietro. 
In ima tabella di carta pecora posta in 
tauola deperita con l'effìgie del B. Toma- 
succio in mezzo con due arme della città 
di Vocerà, una à man destra, e l'altra à 
sinistra di esso Beato, il quale porta la 
citta di Nocera in mano sono scritte 
l infrascritte parole in Cancelleria. 



ciascuni af^XT" te ' e , dei seeol ° XVU > '« l^i hanno 
CCLIlìl s* l R \ytM,Ì R - DI FOLIGNO MORI NEL 

a%iSra&S»J8M^Y..aa 

molti lo dicono ti» S ' e i a Bl °cesi di Nocera, ma 
tempo e mori Per la tlZ % t ? bi * ¥M « DO VÌ3se mol Ì° 
Talentino. wit'Anton" 9? dic^dTp 8 ?" Niccol V i d '« da 
si diceva ielV Aquila : eco Padova, san Bernard.no 

3) Ou. cit. paa. fói e seg. 

4) lbid. pag. ?58e seg. 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



87 



Memoria sia al popolo Nucerino 
Lo Beato Tomasso, esser nato 
Nella nostra citta e sempre pregato 
Giesù, che ne scampò ogni malesio 

Net mese di Novembre adenanti 

La Domenica di santa Caterina 
Con gran deuotione, e mente pia 
si celebra la festa ueneranti. 

Però e ascuno delle nostre menti 
Deuotione alcuna uuole hauere 
Che sono specchio a tutti al mio parere 
Le sue sante opere tutte rilucente. 

Porga la mano benigna, e gratiosa 

iSopra la cui un al popol si riposa. 

Sia nota, e manifesto a uoi magnifici 
signori Priori della città di Nocera, et à 
tutti uoi spettabili cittadini, ed à tutto lo 
popolo della nostra magnifica città, qua- 
liter ogn'anno la 3 a domenica del mese di 
9bresi celebra, e fase grandissima festiui- 
ta nella Chiesa de' frati di S. Agostino 
di Foligno del glorioso confessore M r santo 
Tommasuccio beatissimo uostro cittadino, 
et Auuocato singolare della nostra città de 
Nocera, et con fide e deuotione à detto 
Beato glorioso, à cui laude, gloria, faìna 
et honore. Noi frati di S. Agostino di 
Foligno hatiemo di nuouo facta fabricare 
effigie e cappella, et in questa uolemo 
konorificè quel beatissimo corpo collocare. 
Et perchè le nostre magnifìce signorie ... *) 
per fare una cassa, otte solemniter il d.° 
santissimo corpo si douesse conseruare, 
supplicano le SS. VV. ... 2 > consegnarli 
hanno, che la presente cassa sia fatta. E 
perchè ogn'anno nella sua festa, la quale 
sempre si celebra ... 3 > per statuto hauete 
uoi deliberato, e deputato presentare quat- 
tro libre di cere e personalmente portarle 
e presentarle .... 4 ) sempre continuare e 
perseuerare, accio che l'onnipotente Dio, 
per meriti et preci del Beatissimo Tomaso 
uostro Allocato defensore e Protettore de- 
fenda .... 5 > e liberi da ogni pericolo e rio 
male presente, e futuro, e per fine possiamo 
meritare d'hauer uita eterna. Amen. 

E qui finalmente diciamo della nostra 
edizione, e del metodo usato da noi nella 
scelta del testo, delle varianti che sono state 
trascelte, e delle note che abbiamo poste. 

Come apparisce dalla bibliografia che 
siegue, io fra edizioni e i codici di queste 



I) Lacuna del manoscritto. 
2J Lacuna. 

3) Lacuna. 

4) Lacuna. 

5) Lacuna. 



profezie conosco altre venti lezioni, delle 
quali ho potuto consultare tre stampe e tre- 
dici codici, in complesso sedici testi, che 
forse sono sufficienti per ricavare la vera e 
primitiva forma di queste profezie. Trovate 
queste numerose lezioni, conveniva scegliere 
fra queste la migliore e più corretta, cer- 
cando di renderla anche migliore coll'aiuto 
delle altre. Invero la scelta è stata cosa ben 
ardua, trattandosi di determinare un buon 
testo fra i molti assai scorretti e in molti 
luoghi di varia lettura. Anche lasciando da 
parte le diverse forme di scrittura, e le va- 
rianti provenienti dai diversi dialetti usuti 
dagli amanuensi, spesso si riscontrano nel 
testo variazioni di sostanza, cambiamenti di 
parole, di emistichi, e di versi interi. Quindi 
difficoltà molteplici nella scelta. Il codice 
Senese, del secolo xiv o xvi che contradi- 
stinguo colla lettera K, mostra che fin poco 
dopo la morte del beato, gli scrittori e i 
copisti di queste rime le alterarono tanto 
che era difficile di trovarle genuine. E ci fu 
verso il 1400 un cittadino di Foligno, che, 
scrivendone ad un amico suo pur di Foligno, 
si lamentava di queste corruzioni, e per 
rimediarvi fu costretto a collazionare, in- 
sieme vari testi, per trovare il testo primi- 
tivo. La lettera è inedita, e merita di venir 
pubblicata. Eccola. 

Epistola fulginatis cuiusdam ad 
concivem suum de vita beati Thomasuccii. 

Opuscuhim prophetiae Thomasuccii 
fulginatis nulltim prae manibus habui, 
quod ad scriptorum inseitia ac temeritate 
non graviter corrupturn invenerim. Plura 
tamen exemplaria perscrutatus unum col- 
legi sse videor non omnino ccmtemnendum . 
Thomasitcium habeo nucerinum fuisse. 
Verum quia Fulginìam Amenissimam 
urbem nostrani et suae ricinam adolescens 
*petiit ibiq tertium beati Francisci ordine 
assumpsit et domini nostri lesti Christi 
amore succetisus, donec etiarn Fufginie 
induigentissimo patri animam felicissime 
reddidit. Ceterum quod Fulginiae ehm cor- 
pus in divi Aug listini Ecclesia cum rene- 
ratione sercatur, propterea Thomasuccium 
fulginatem omnes appellant. Fuit in orniti 
vita sua magnae sanctimoniae vir et prae- 
sentia bona supra ( quarti dici possit ) 



sana 



88 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



vehementer abhomrit. Et licei lìtteris nul- 
lam dedisse operam constet, illius tantum 
summi praecptoris aeterniq Patris orga- 
niti», fuisse censetur, qui uno icto omnia 
docere et cui vult potest arcana sua quam 
facillime aperire. Ipse itaque sanctus vir 
Pentsiae consisterti a quodam Bartholo- 
maeo Ricardi pertisino, cam quo spiritila- 
lem affinitatem contraxerat quam saepìs- 
sime rogatiis, eidem compatri suo affet- 
tanti oc scribenti hoc opusculum patrio 
sermone dictavit millesimo trecentesimo 
quinquagesimo anno. Vale l ) 

Anche a me è convenuto confrontare 
insieme i diversi codici e le stampe, e perchè 
mi sembrava che, più che alla purità ed 
alla eleganza del dettato, si dovesse badare 
alla genuinità di esso, secondo che lo compose 
l'autore, ho scelto per lezione base uno dei 
cedici di Foligno, il codice D, che ha sugli 
altri il vantaggio di essere antico, e di essere 
scritto nel dialetto usato dall'autore. Del 
resto, trascurando le varianti che dipendono 
da errore di scrittura, o di ortografia, o di 
pronuncia, ho scrupolosamente indicate in 
note tutte le altre varianti, aggiungendo 
talvolta qualche nota ed indicazione storica 
che servisse ad illustrare e dichiarare il testo. 
E poi mio dovere ringraziare quei 
gentili signori che mi coadiuvarono in que- 
sto piccolo lavoro, specialmente il mio caro 
amico Mazzatinti, ed i signori Lodovico Frati, 
Erasmo Pèrcopo e Luigi Fumi, che per la 
collazione di alcuni manoscritti mi furono 
di aiuto validissimo. 

Don Michele Faloci Pdugnani. 



<<A>> 

PARTE PRIMA 

EDIZIONI 

Prima Edizione 
Tìcmu, 1510. per maestro Enrico da sant'Orso 

Lp prima volta che le profezie del beato 
Tommasuccio furono pubblicate per le stam- 
pe, pare che accadesse nel 1510 a Vicenza, per 
maestro Enrico da sant' Orso; ma di questo li- 
bro, benché molto l'abbia cercato e fatto cer- 
care, non mi è riuscito di trovare esemplare 
veruno. Si conosce solo che esso conteneva 

I) Corticc li, foglio ?7t. 



la- vita, le profezie e i miracoli del nostro beato 
narrati dal fiorentino Giusto della Rosa suo 
Discepolo, J > e forse aveva il titolo seguente : 
Leggenda del B. Tomasuzio Profeta di Dio 
del terz ordine di S. Francesco in Toscana 
nel M.CCCL. stampato in Vicenza per Mae- 
stro Rigo de S. Vrso. V Ecco le memorie bi- 
bliografiche di questo libro conservateci dal 
Iacobilli nelle diverse vite che pubblicò del 
beato. Una volta lo cita così : F. lustus Ro- 
seus Florentin. disaip. B. Thomae in eius 
MS. vita Fulgin. postea impressa Vicen. An. 
1510.V Un'altra volta scrive: F. Giusto 
della Rosa, Discepolo del B. Tomasuccio in 
un suo libro manuscrittu, il quale poi fu 
stampato in Vicenza con lingua molto roza 
per Maestro Enrico da S. Viso anticamen- 
te. 4 > Che poi in questo libro si contenessero 
anche le profezie, lo dice espressamente ove 
rammenta che il fiorentino Giusto della Rosa 
fu il primo scrittore della vita, profetie .... 
che leggomì .... stampate .... in Vicenza 
per Maestro Rigo da Sant' Vrso. 5 > Un esem- 
plare era possoduto nel 1601 da un Vincenzo 
Pacini da Foligno, il quale avendolo ceduto 
in prestito ad un tal padre Trojano, che era 
di passaggio per questa città e che desiderava 
conoscerlo, pare che non lo riavesse più, poi- 
ché dopo alcuni mesi, il 3 Novembre di quel- 
1' anno ne scrivea lamentandosene col venera- 
bile Giovanni Battista Vitelli; ed interessan- 
dolo a ricuperare quello ed un altro libro 
parimenti prezioso. 6 ) In quella lettera si nomina 
solo la vita del beato Thomasuccio ma che 
questa sia l'edizione vicentina di maestro En- 
rico, lo cavo dal fatto, che sino a queir anno 
non pare ne esistesse verun' altra. 

E qui è necessario far cenno di un libro 
stampato in anno incerto a Vicenza dal nomi- 
nato maestro Enrico da sant' Orso, per vedere 
se per caso abbia esso a far nulla con questa 
edizione delle profezie eseguita, pare, nel 1510. 



. est . a 

dico che il 



1) Iacobilli Vita del Beato Tomaso ecc. Ediz. del 
1628. pag. 41. 

2) Leggesi cosi al foglio 89 del codice che descrivo 
alla lettera E. 

3) Vile dei Santi e Beati dell' Umbria. Foligno 1661, 
tomo III, pag. 66, 

4) Vita del bealo Tomaso ecc. Ediz. cit. pag. 15. 

5) Loc. cit, pag. 41. Nella seconda edizione di qu' 
vita fatta vivente l'autore nel 1614. a pag. 5 si dico et 
libro di Giusto della Rosa fu stampato nel 1500. ed a pag : 
2!) che fu stampato centoqualr'anni sono, cioè nel 1510. Qui 
vi ha eri-ore, ed in fatti nella prima edizione del 1626, pag. 
41, lo stesso libro si dice stampato più di cent' anni sono, 
cioè prima del 1526, non già nel 1540. 

6) Biblioteca dell'Oratorio del buon G«?« di Foligno. 
Lettere al Ven. Vitelli: Tom. I. 1575-1600, pajr. 150. Vin- 
cenzo Paciai era un sacerdote di Foligno, morto nel 1610 
di 80 anni (Cancelleria Vescovile di Foligno, Transtali» 
oxsium s. Mesaalinae, f. 18), e raccoglieva libri, che poi 
lasciò al convento dei Cappuccini. Nella bibl. Comunale si 
conservano alcuni libri col suo nome; per esempio: Gabbie!- 
Diei. Super Canone Missae, etc. Lugduni, Cripm, 1 527 (B, 
HI, 15): Petros Aureolus. Socre panine commentaria. Ve- 
neta, boardum, 1507 fAH, VI, 17) etc. 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



121 



mente si nota : Ista laus dicitur composita 
a frate Ugone pontiere. La lauda 113 a « Poi 
che sse fatto frate o charo amico » indubbia- 
mente del Cavalca, manca qui della rubrica, 
ove il copista soleva come si è visto indicare 
l'attribuziune fattane ad altri. Dopo la lauda 
43% Co?itrasto del vivo col morto, « Quando 
t allegri o huomo d altura » risultante qui 
della ripresa e di 28 quartine rimanti AAAB, 
si avverte : Queste tre stance sequentt o tro- 
vate in alcuno libro, ma perche elleno non 
mi paiono dell autore delle laude di sopra, 
ma piutosto agiunte da altri, pero l o poste 
qui appresso separate. « Ad uoi caualieri si- 
gnori et marchesi ». 

Ometto il resto perchè già edito in questo 
periodico, dall'egregio prof. Mazzatinti nella 
descriz. del cod. 8521 della Bibl. dell'Arsenale 
di Parigi. 

Questo cod. conta in vero un ritmo di più 
del 2762, ed ha com'esso una regolata disposi- 
zione stronca, ma è di lezione meno corretta, 
e ritiene pur meno dell'originale forma todina. 
21. 
Cod. 2971 
Cart. miscel. Sec. xv-xvm, M. 0,21X0,15, 
Carte 593 num. mod. Scritto in car. corsivo. 
Contiene una Laida di Frate giacopone, 
« Poi che sse facto frate charo amico • (e. 70 r -73 r ). 
22. 
Cod, 2895 
Cartac. misceli., See. xvi, M. 0,19X0,13. 
Carte 114 num. modem. Scritto da due mani 
diverse in car. semigotieo di scuola e corsivo, 
colle iniziali rosse sino alla lauda 44; manca 
in principio di alcune earte. 

Com. <; que due anno meritato > Fin. 
« che bisogna che periamo ». Leggesi nel 1° 
risguardo, in car. posteriore alla scrittura del 
codice, Laudi savre di Firmano Bichi e d'al- 
tri per uso del l'riore di Camullia in Cam- 
pansi, e della Città e Territorio di Siena Sono 
in tutte 54, delle quali quattro soltanto hanno 
1' arg. ital. in rosso. Le laude del Bichi hanno 
in principio il nome dell' A.., le altre sono ade- 
spoti, salvo che una agiunta alla 33 a « Uiddi 
virgo maria che si stava In una capanna et ihu 
contemplaua > facta per Maestro giouan ba- 
ptista medico della barda giudeo baptecato; 
e la 34 a « O cieca o sorda o insensata gente 
I Perfidi hebrei già fuste stirpe mia » com- 
posta dal medesimo giudeo M. G. B. 

Vi sono comprese le seguenti laude rife- 
rite al TuJertino da Codd. e stampe. 

(•n> Se P er f '>'ecto carenando tu uai Cerca ihu e contento sarai. 
f-iZ) Anima benedecta Dall' alto creatore. 
(if'J) Senno mi pare e cortesia Impazzar per io bel messia 
(ól) Or udite matta paccia De ia stolta uita mia 

23. 

Cod. 2958 
Cartac, Sec. xvi, M. 0,20X0,14. Carte 

AllSCEtLANEA r'BAXCESC.V.NA l. — IO, 



116 num. ant. di righe 25 per facciata. Scrit- 
to in car. corsivo. Legat. in '/, perg. cop. di cart. 

Titolo : Incipiunt laudes fratria Jacobi 
de Tudertc. 

Com. « Uita di yeshu cristo Ispechio in- 
machulato » Fin : Inscripto per me Berto di 
G. di Berto e finito questo dì 12 luglio 1506 
a llaude e honore d' iddio e della madre sua 
Amen. Segue poi la Tauola de laide d'està libro. 

Contiene 72 ritmi ; non v' hanno i latini 
rè due dei tre satirici contro Bonifacio Vili, 
« Lo pastor per mio peccato » e l'altro « O 
papa bonifatio Molt' ai jocato al mondo » 

Questo codice si avvicina assai, nella le- 
zione, al 2860, di cui pur segue sino alla metà 
lo stesso ordine di laude. 



: . lcAj . 

LE PR0FEZIK 

DEL BEATO TOMMASUCCIO 

DA FOLIGNO 



{Continuazione del fascicolo antecedente) 

PARTE SECONDA 

CODICI 

Codice A. 
Distinguerò i diversi codici con una lette- 
ra dell'alfabeto, cercando di disporli approssi- 
mativamente secondo un ordine cronologico. Mi 
affretto poi a dire, che ì codici A, B, C, forse 
i più interessanti, sono o perduti o difficilmen- 
te reperibili. Il codice A, che io pongo per pri- 
mo, non si sa a che epoca appartenga, e se ne 
conosce solo quanto ne lasciò scritto il Iaco- 
billi, di cui sarà bene di riferire nuovamente 
le citazioni prodotte parlando dell' edizione vi- 
centina del 1510. Egli una volta dice : F. 
Giusto della Rosa, Discepolo del B. Toma- 
succio in vn suo libro manuscritto, il quale 
fu poi stampato ecc. l ) un'altra volta poi ri- 
pete la stessa cosa cosi: F. lustus Roseus Flo- 
rentin. discip. B. Thomae in eiusMS.vita Ful- 
gin. postea impressa Vicen. An. 15iO, 2 > Da 
ciò si cava che a tempo del Iacobilìi, nel 1626, 
esisteva un codice manoscritto della vita del 
beato stampato in Vicenza nel 1510, che que- 
sto codice non dovea esser posteriore al sec. 
xvi, e che non apparteneva al Iacobilìi il quale 
non mancava mai di aggiungere apud me, tutte 
le volte che citava un manoscritto del quale 
possedesse o 1' originale o una copia Esso ap- 
partenne forse a qualche privato, ed ignoro se 
oggi sia o no perduto. E manifesto che que- 
sto codice essendo il manoscritto di Giusto della 
Rota, dovea anche contenere le profezie del 
nostro beato. 



1) Vita del btato Tomaso ecc. Ediz. del 1626, pag-. 15. 
?) Vite dei Santi e lieatt de IV V minia, l*oc. cit. pa|j; 66, 



:-'JÈ 



122 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



Codice B. 
È descritto cosi da Francesco Saverio Qua- 
drio. < . . . . nel Seminario di detta Città 
(Foligno), si conserva di carattere antichissi- 
mo un testo a penna delle medesime (profezie) 
onde si vede che le stampate, sono in molti 
luoghi alterate ') ». Come ho accennato, que- 
sto codice non esiste più, e sarebbe inutile in- 
dagare come e da quanto tempo ne sia stato 
sottratto o sia andato smarrito, sapendo noi 
quante perdite abbia subite quella biblioteca 
a tempo specialmente dell'impero Francese. 2 ) A 
qualcuno può nascere il dubbio che il codice 
esaminato dal Quadrio sia il codice D o il co- 
dice E che sieguono, essendo antichi ambedue 
ed ambedue appartenendo alla medesima bi- 
blioteca del Seminario; si noti però che quello 
si dice migliore e più corretto delle stampe, 
mentre questi somministrano parecchie varian- 
ti, correggono molti errori, ma sono sempre 
assai scorretti. 

Codice C. 
L'abate Luigi de Angelis, parlande del co- 
dice senese che descriveremo dopo, scrive: In 
un ricordo pigliato da me in Foligno, quando 
nel 1789 leggeva filosofìa in quel publico 
studio, trovo che presso quel Vescovo Filippo 
Trenti v'era un piccolo codice di queste Pro- 
fezie, nel quale trovasi V anno 1363. 3 ) An- 
che questo codice ignoro ove sia. 

Codice D. 

(Bibl. del Seminario di Foligno, B,nt, 19). 

Questo codice è un fascicolo cartaceo in 8" 
di fogli 24 oltre la copertina. Le profezie ne 
occupano le prime 18, ciascuna delle quali con- 
tiene sei o sette quartine. Comincia cosi : 

In dej nomine am Questa e la 
proncia del Biato tomassio da 
iolignj quale fo da nucea ecetera 
Hi quale fo homo diuotu et sena 
lectera et fatato dallu speritu sancto 
la quale fé nelle McccLvu. 
— Tu piue volj chio dica 
diro con grande fatiga 
Ma te traro de dubio ecc 

L' ultima quartina dì questo codice è la 
seguente : 

— Or se alegrj el ehoragio 

De augna homo che bene spera 
Nella superna spera 
Dell] lumi excexj 

Deo gratias ara. 

Questo codice, a giudicarne dal carattere 
apparisce della metà del secolo xv : la scrit- 
tura è grandemente scorretta, in molti punti 
irriconoscibile, e talvolta, per colpa deir ine- 
sperto amanuense, mancante anche di qualche 
Yerso e di qualche parola. In compenso però 

1) Dstla Storia e dalla Razione ili „n„; r>„ , ■ m, 
no MDCCX1I. Tom. III. pa-> 3s7 3 P ° eSm iIlIa " 

mSS.%-£; n B ' m0 <"°- #,KUM »«1. »« II, num. iv, 

3f Capitoli Aei disciplinati ecc. di S. Maria dMn w 
la di Suina ecc. Siena, 1818, ». 2H, »• -"«'«« detta isca- 



di questo difetto, possiamo su di esso correg- 
gere in molti punti le varie stampe. 11 codice 
altre volte era assai marginoso, ma poi fu raf- 
filato, con danno anche in più luoghi della 
scrittura. Gli ultimi sei fogli in parte sono bian- 
chi, in parte recano scritture di indole diffe- 
rente, qualche poesia, il principio dell'evangelo 
di san Giovanni, ricette mediche, pratiche su- 
perstiziose ecc. 

Codice E. 

(Bibl. del Seminario di Foligno, C, iv, 14). 

Fu scritto a due colonne nella prima me- 
tà del sedicesimo secolo in un fascicolo carta- 
ceo in 8° di 16 carte, delle quali mancano le 
prime e le ultime due; quindi il testo è mu- 
tilo. Comincia così : 

In italia primamente 
Ne seguitara stratio 
Che ne sera ben satio 
El sangue del oìtraniunti ecc. 



L'ultima quartina è la seguente : 

Le vostre inuidie accese 
O marchisiani sogietti 
Conuene che li toi difecti 
Ad omne homo se scopra 

Ai difetti dell' antecedente, questo codice 
aggiunge ]' aver qualche parte invertita. Vi è 
poi da notare, che anche questo codice era una 
volta di formato maggiore, che talvolta ha in 
margine delle correzioni contemporanee, e che 
tutti ì fogli superatiti, meno il primo, hanno 
in cima questa cifra : Jesus marie filius. 

Codice F. 

(Bibl. del Seminario di Foligno, C, I, 14). 

I seguenti treeodiei appartengono tutti alla 
prima metà del secolo xvn. Questo codice F 
è un bel volumetto cartaceo iu lb'°, legato in 
pergamena ed avente nel dorso queste parole: 
MS. Vita del B. Tomasuccio da Nocera. Esso 
è scritto di mano del Iacobilli, e la sua nu- 
merazione comincia dopo la metà del primo quin- 
terno, cioè dopo il sesto foglio, e prosiegue 
colla paginatura da un lato solo, da 1 a $). 
In esso si contiene una vita e le profezie del 
beato Tommasuecio coll'ordine seguente. Nella 
pagina che precede il foglio segnato 1, si legge 
la nota degli Autori presi nel scriver questa 
uita. Al foglio 1 comincia la VITA Bel B. 
Tomasuccio da Valmacinara di Nocera fra- 
te del ters' ordine di s. Francesco, la quale 
vita scritta in buona lingua e divisa in ?2 
brevi capitoletti, occupa tutti i fogli seguenti 
fino al 49. Essa è una trascrizione libera delia 
vita stampata in Vicenza da M" Rigo da Sant'Or- 
so, descritta di sopra. Nei foglio 50 poi co- 
minciano le profezie che hanno questo titolo: 

Profezie dette nella seguente forma dal B. Tomassuccio » 

preghiere d'un suo compare chiamato Bartolomeo 

di S>er Riccardo Lardi Perjgìno il quale 

tu quello che lo scrisse, e parlando per 

inspiratone dello Spirilo Santo disse cosi : 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



123 



Tu uuoi pur eh io dica 
Dirò con gran fatica 
Ma tj trarrò di dubio ecc. 



Le profezie terminano al foglio 58, ove 
leggesi l'ultima quartina cosi : 

Hor s' allegri il coraggio 

D'ogni huomo che bene spera 
Nella superna spera 
E ne' suoi lumi excelsi 
Fine 

La lezione di questo codice è quella delle 
due stampe iacobilliana, onde per questo capo 
è poco interessante. Alle profezie fa seguito 
nei fogli 50-60 una memoria in prosa e in 
verso sul culto dei nocerini al bdato, la quale 
fu quasi per intero pubblicata parte di sopra 
nella prefazione a queste profezie, e parte 
dail'Amoni. *•) Contiene anche, altre piccole no- 
tizie nei fogli 87-89, essendo bianchi tutti i 
rimanenti. 

Codice G. 

(Bìbl. del Seminario di Foligno, C, v, 14). 

Fu scritto, come apparisce dal carattere, 
da Durante Dorio, l'istorico di casa Trinci, il 
quale ricopiò 1' edizione Sonciniana, come ho 
detto parlando della stessa, e la inserì in uno 
dei suoi grossi volumi miscellanei sul cui dor- 
so si legge: Umbria T. 3. La scrittura non è 
proseguita ma benché il testo sia intero, esso 
si trova trascritto nei fogli 218-220, 228-234. 
Incomincia così : 

« Da un librettino stampato. Profetia del 
Beato Tomassuccio da Foligno. 

In nomine Domini Amen. Questa è la pro- 
fetia uolgarmente fatta per il beato Tomasuc- 
cio da Foligno già nato in Nocera del terzo 
ordine di san Francesco, era huomo senza lit- 
tere di buono spirito, di profetia dalia divina 
gratia, la qual prefetia fece a petitione di Bar- 
tolomeo di Ser Riccardo suo compare da Pe- 
rugia, ed in essa Città la fece 1363 del mese 
di Agosto in questa forma : 

Vuoi pure, che io dica 
Dirò con gran fatica. Et ti trarrò di dubio 
l'acqua del Danubio adagio fa suo corso 
chi è da angue morso, Teme delia lucerta ecc. 

Questo testo, difettoso, ma utile per mol- 
te varianti, termina cosi : 

b.or si allegri il coraggio di ogn' uq che bea spera 
mirando nella sphera dalli suoi lumi Amen. 

finis 
In Fano . . . àpppresso di Gironimo Soncino. 

Codice H. 
(Bibl. del Seminario di Foligno, A, vili 22) 
E' un volume eguale al precedente, e come 
quello appartenente a Durante Dorio. Nel dor- 
so si legge: Memorie Umbria XI, ed in esso 
nei fogli 11 b . 14=, f urono scritti i primi 112 
versi delle profezie, che poi furono sospesi. 
Eccone il principio. 

« IN nomine Domini Amen. Questa la pro- 

1) II Pfofela del secolo XIY. ecc. pagg. 885-887. 



phetia uulgarmente fatta per il Beato Tho- 
roassuecio da Foligni già nato in Nocera del 
terzo ordine di san francesco, era huomo sen- 
za lettere di buono spirito di prophetia dalla 



diuina (sic). 



Yuuoi pur che io dica ; 
dirò eoa gran fatica. 
Et ti traro di dubio ecc. 



Questo testo fu sospeso nel modo seguente: 

Però dir, non bisogna degli lor guai successi 
che tutti e lor processi uerranno a tempo e loco 
sarà però nel foco il mondo du è lierisia 
Et qui ìa profez (sic). 

Poco prima, cioè a tergo del foglio 10, 
fu scritto il titolo delle profezie come .si legge 
nel codice antecedente, ma le profezie stesse 
non furono nemmeno cominciate a scrivere. 

Codice I 

(Bibl. Magliabecchiana di Firenze, ci. 
xxv, 7, 344). 

Codice cartaceo di varie mani del sec. xv. 
Numera 56 carte, e contiene profezie di santa 
Brigida, di frate Giovanni predicatore, della 
Sibilla, di Merlino, di San Cataldo e di altri; 
una visione che ebbe frate Antonio da rieti 
l'anno MCCCCXXij, una Prophetia di frate 
.Stoppa in ottava rima, ed alle 47 b - 53 b , la 
Prophetia di frate thommaso da Gualdo In 
fine, collo stesso carattere con il quale è scritta 
la profezia suddetta si legge : finita la pro- 
fetia di frate thommaso da gualdo scripta per 
me luca d antonio bernardi da sanato gimi- 
gnano a di 16 di gennaio 1494. Questo te- 
sto è in moltissimi luoghi diverso dagli altri, 
ma non credo debbano accettarsi tutte le nu- 
merose varianti che offre. 

Codice K 

{Biblioteca comunale di Siena. I, viri, 20). 

Codicetto membranaceo, legato moderna- 
mente in cartoncino. Numero 31 carte, ed ap- 
partiene al secolo xiv cadende od agli inizi 
del xv. Fu già descritto dal De Angelis ! > E 
scritto in buona calligrafia ed è ben conserva- 
to. Oltre la profezia del beato, contiene nelle 
ultime quattro carte la Prophetia beati Ca- 
taldi episcopi tarentini. La profezia sta scrit- 
ta nelle carte 1-27, ed ha questo titolo : In- 
comenza la prophetia del beato Thomassuccio 
facta nelli anni. M CCC. LX III. Alla pro- 
fezia fa seguito la Epistola Fulginatis cuiu- 
sdarn ad convivem suutn de vita beati Tho- 
masucii. Questa epistola Y ho publicata di 
sopra, ed è un ottimo argomento in favore del 
codice, poiché ivi si legge che chi la trascrisse, 
dopo avere esaminati parecchi eodici, pluria 
exemplaria, ne ricavò un testo, che a suo 
giudizio era non omnino contemnendum. 



i) Capitoli dei disciplinali della venerabile compagnia 
della Madonna sodo le volte . . . con un tuo calaJogo ragio- 
nato di lutti i testi a penna di nostra lingua . . . che si 
conservano nella . . publica biblioteca. Siena 1818, p, 814- 
815. Vedi sopra il Codice C. 



V 

r 



124 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



Codice L 

(Bibl. dell'Università di Bologna, n.2845). 

Codice miscellaneo del secolo xv in 8° di 
ben 696 carte numerate. Contiene un numero 
grandissimo di operette devote, ascetiche, mo- 
rali, italiane, latine, opere di Santi Padri (S. 
Agostino, S. Girolamo, S. Bernardo, S. Gio- 
vanni Climaco) di antichi poeti italiani (Sa- 
vonarola, Belcari, b. Iacopone, Giustiniani, 
Colombini ecc.) e di tanti altri scrittori, che 
il farne una descrizione, sarebbe impossibile. 
Nella prima carta si legge : Ernit D. Io. Ch. 
Trombetti. Liber iste compositus seu potius 
ollectus est a Ferrariensi aut certe Ferra- 
riae commorante. Oltre la profezia, Tu vuoi 
pur che io dica, contiene pure, come ho detto 
di sopra, l'altra poesia del beato Voi la mia 
fantasia (fot. 266-267). La poesia che ci ri- 
guarda sta nelle carte 391-401, e incomincia 
con queste parole : Incipit prophetia Thoma- 
sutn de Gualdo Vaticinata M.CCC.6-2 de 
mense Augusti. E questo un codice interes- 
sante sebbene il dialetto nel quale é scritta la 
profezia non aia q nello parlato dell' autore di 
essa. Ha poi la particolarità che in molti luo- 
ghi, e talvolta per molti versi di seguito, of- 
fre una duplice lezione, segno eerto che 1' a- 
manuense consultò nei trascriverla più di un 
manoscritto, e cercò di fare una cosa esatta 
manche alcune brevi note storiche, delle 
quali ho tenuto conto. Però talvolta è di le- 
zione cosi diversa dagli altri codici, che può 
dirsi un vero rifacimento. Per esempio i tv. 
&-11 che nella nostra lezione sono : 

ilenaccia né proferta 
non teme core gentile 
et clij e da sangue vile 
teme, la lucerta 

in questo codice sono trascritti cosi : 

Bona e la uendetta 
che s» fa in trenta anni 
A cui ne tocha affanni 
se ae ragion non dorma 

!.„ q «- SlÌ C0Se ne S n altri codie i non si 

leggono affatto. In questi casi non ho potuto 

tr-M o le quartine intere, molto più che oue 
sto cod.ce, ha. come ho detto, in £„Sj 
luoghi una duplice lezione. P*«ooui 

Codice M 

\Bibl. Nazionale di Parini Ififioi e , 
latino (Sorbonne 316).). 9 ' 6 ° 21 ' fondo 

Codice cartaceo del secolo xv , di 69 carte 
E legato in cartone coperto di séta m"„ i!" 
reca scrìtto sul dorso : Vort ae p, J^!/ h ° 
F«,o„K, at que oraculW. ConSnf il } 
protei della Sibilla, U J ihe^ Tw ° 

■cor») »u;raaticristo di S V „I VII -undi- 



Abbatis Ioachi(n)i, ed una profezia in prosa 
di detto abate Giocchino. V Tutte queste cose 
sono in latino. Di italiano vi è la nota pro- 
fezia di S. Brigida : Destati o fier leon al mio 
gran grido, una poesia attribuita al nostro 
beato, della quaie è stato già fatto cenno, e 
finalmente la profezia tu noi pur chio dica 
che occupa le carte 19» - 27 " , e uhe ha que- 
sto titolo: Incipit prophetia beati Thomasucij 
de ordine Sancti Francisci qui habebat spi- 
ritum prnphetie erat illiteratus prophetavit 
infrascripta videlicet. In questo codice è evi- 
dentissima la forma del dialetto veneto, ma 
ha parecchie buone varianti, e deve tenersi 
a calcolo in molti luoghi. 

Codice N 

(Bibl. Nazionale di Pariqi: N. 227 (Mar- 
sand 10070).). 

Codice cartaceo del secolo xvi, legato in 
cartone col dorso di pelle, ove porta impresso 
il titolo: Scritti diversi. Nel verso del foglio 
di coperta è trascritto un indice imperfetto 
delle molteplici materie contenute in questo 
grosso codice miscellaneo che numera 420 car- 
te. Vedasi l'elenco di queste materie nel Maz- 
zatinti*) In fine del codice (f. 410-4*0) tro- 
vasi un Discorso su la riforma della chiesa 
e su la conversione degl'infedeli, fonduto so- 
pra varie profezie. Fra queste profezie oltre 
quelle del ti. Amadio, di S. Nicola da Tolen- 
tino e di S. Brigida, vi ò un brano o meglio 
due brani di quella del Beato Tomraasuccio, 
che cominciano: U,to di oltramonte . . fino a: 
Morte guerra et fame ( f. 418 a - b ), e: Dui 
sopradiece ... e termina : Uno che rimo- 
velia ( f. 419 b ). 

Codice O 
(Bibl. Nazionale di Napoli. V. H. 274). 
901 ù i' Ce cartacea miscellaneo in 8 di carte 
~~l. E legato in legno coperto di pelle, ed 
appartiene al secolo it. Contiene molte scrit- 
ture ed opuscoli latini, e dalla e. 210 all'ulti- 
ma, una ser.e di profezie italiane e latine. 
*ra queste vi sono una prophetia Merillini ; 
CirUlus de novissimis temporibus, prophetia 
wachim ecc. Fra quelle una prophetia fra- 
tris Mucn de perusio, un'altra, fratris stup- 
ra, e parte della nostra profezia, col titolo 
Va la prophetia de thomassuccio. Non è in- 
tera, e vi è premessa l'avvertenza Da poy che 
na ditto dilla scisma, dice cussi Incomincia 
con ì versi : Ormai d' alta novella conitene 
cne y tradì, e arriva fino alla fine. Ivi si 
legge, /sta fuerunt revelata per beatum tko- 
massucium de gualdo comitatus nucerie sub 

ne carnai"* m bj n }' entai " «*« manu serto de In Sorbo*^ 
1» ronllaanp^k "^C-^le, Huménm 151T6-Ì671S 



Miscellanea francescana 



125 



anno domini M ccc Ixij de mense augusti, 
precibus ncbilis viri bartolomei Sir riccardi 
de perusiu. Questa parte delle profezie, occu- 
pa le earte 215' -2i6 r . 

Codice P 

{Bibl. Nazionale di Napoli. Vili, C. 8). 

La stessa biblioteci possiede un altro co- 
dice, pure cartaceo del secolo xv, in 8 di ca- 
rattere gotico con rubriche rosse, nel quale la 
profezia bel beato è contenuta intera nelle 
carte 64 b -69 a . Il codice numera 189 carte, 
e sembra scritto tutto nel 1402 Per manus 
domini Antonii petri de Rocca suncti stepha- 
ni de Aquila. La profezia è preceduta da que- 
sto titolo: Profezia promulgata a beato Fra- 
tre Thomassutio de Gualdo sub anno domini 
Mccclij de mense Agusto, ad instantiam no- 
bilis viri Bartolomei da Ser Bernardo de Pe- 
rusio. Incipit. 2 > 

Codice Q 

{Bibl. Comunale di Perugia, D, e, 39). 

Giambattista Vermiglioli, nella sua biblio- 
teca storica-perugina (Perugia, Badueì, 1823, 
p. 172) enumerando i suoi scritti storici, pone 
anche questo: Catalogo ragionato di oltre a 
500 codici greci latini e italiani esistenti in 
Perugia. Questo lavoro è inedito, e si conser- 
va nella biblioteca comunale di Perugia colla 
segnatura D, e, 39, e vi trovai segnato anche 
un codice della profezia del b. Tomassuecio, 
come uno di quelli esistenti in quella biblio- 
teca. Non essendo però stato possibile di tro- 
varlo, converrà contentarsi della descrizione 
che egli stesso ne dà alle pagg. 561-563 del 
suo manoscritto. Egli lo colloca al num. xxn 
della classe ni, e descrivendo un codice carta- 
ceo miscellaneo del sec. xv, ai numeri xm e 
xi v dice così : 

«XIll. Strofe in forma di profezie, e forse 
è dello stesso autore che la seguente. Incom. 

Quello che «Toltramonte 
lo farà Apostolico 
Falzo et non cattolico 
fece da uerace calle 
lo strenuo le spalle 
Et veggo che pericola 
Di Pietro la navicola 

Si predicano particolarmente sventure a 
Genova, Venezia, Padova, Verona, Milano, 
Siena, Firenze e Pisa ». 

Fin qui il Vermiglioli, il quale giusta- 
mente attribuì questo brano di profezia all'a- 
utore della seguente che stava per descrivere, 
e che appartiene al beato Tomassuecio. Egli 
prosiegue : 

« XIV. Profezia del Beato Tomasuccio 
da, Gualdo. Com. 

Tu uuoi pur che io dica 
Dirò eoo gran fatica 



1) Mioi.a A. Le scritture in volgare dei primi Ire se- 
coli della lingua ricercate nei codici' delta bibl. nazionale 
di Napoli, V..I 1, Bologna, IsW, p. 04-U6. 

8) Miola A Op. cit. pag. 1S5-18S. 



Ma te traró de dubbio 
LAc^ua del Danubio ecc. 

10 credo che l' autore sia ben diverso da 
quel Tommaso da Gualdo di cui ci parla lo 
Sbaraglia nel suo supplemento al Vadingo 
(Pag. 676), né di questo rimatore trovo men- 
zione alcuna presso gli storici della Poesia 
Italiana. N'esiste un esemplare nella Lauren- 
ziana (Bandini Cod. Leopol. Gad. 11, 108) 
e vi si dice fatta nel mese di Agosto del 1362 
ad istanza del Nobil uomo Bartolomeo di Ser 
Riccardo da Perugia. Fu forse costui di casa 
degli Armanni » 

11 Vermiglioli con queste parole prese due 
equivoci, cioè fece due persone dell' autore di 
questi versi, e. del Tommasuccio del p. Sbara- 
glia, il che sarebbe errore: poi, attribuì alla 
casa degli Armanni il Ser Riccardo cui fu 
scritta la profezia, mentre molti codici scri- 
vono che fu di casa dei Lardi, oggi estinta, 
anzi sconosciuta. 

Don Michele Faloci Pulignani 
{Continua) 



CODICI E AUTOGRAFI 

DI S. GIACO MO DE LLA MARCA 

L' Ordine Serafico vanta due secoli d' oro; il 
primo con S Francesco, S. Antonio, S. Bonaventura, 
e con quei tanti santissimi Frati elogiati nell'aureo 
libro dei Fioretti: il secondo è il decimoqutnto secolo 
con S. BernarJino da Siena, S. Giovanni da Capi- 
strano, S. Giacomo della Marca, con i Beati Gabriele 
Ferretti, Marco da Montegallo, Pietro da Mugliano, 
Bernardino da Feltre e altri moltissimi. Questi in- 
stancabili Apostoli prima di percorrere il mondo, nu- 
mi di pace e di conversione alle genti, presero nei 
monti delle solitudini la midolla del cedro con la san- 
tità della vita e con lo studio delle scienze, onde spie- 
garono aquile grandi, piene di piume e di varietà, il 
volo in mezzo ai popoli, che a Dio richiamarono con 
l'esempio, colla predicazione, con la dottrina. L'Eroe 
di Belgrado a sterminio dei Turchi, S. Giovanni da 
Capistrano, scrisse molti trattati ; il suo maestro S. 
Bernatdino poderosissime opere ha lasciato intorno le 
scienze sacre e in materia predicabile, raccolte e edite 
in tre volumi in foglio, sebbene non tutte, mancan- 
dovi la esposizione del Magnificat, e quella della 
Cantica, le quali sono in minuto autografo nella ricca 
Biblioteca di Siena. S. Giacomo si mostrò degnissi- 
mo compagno e amico di Bernardino e Giovanni nella 
santità nello apostolato nella scienza. Tanto Egli era 
amante delle scienze, e ne conobbe la necessità, che 
raccolse nel convento della sua patria, moltissimi co- 
dici in ogni fatta scienze da formarvi una scelta Bi- 
blioteca ramosa sino ai nostri giorni. Aggiunse a quel- 
li i frutti del suo ingegno, specialmente in quello ri- 
guarda la Teologia e la predicazione. Da un Elenco 
delle cose appartenenti a S. Giacomo rileviamo i se- 
guenti numeri. 

N ti. Tractatus de Christiana Religione B. 
Bernardini de Senis appartenente a S. Giacomo. Dal 
titolo di Beato si argomenta terminato il Codice a- 
vanti il 1450, scritto forse dai B. Pietro da Mogiiano, 
cui S._ Giacomo fece trascrivere anche altri Codici, 
come è chiaro da uno di questi, nel quale leggesi — 
Questo Codice l'ho fatto scrivere da Fr. Pietro da 
Mugliano ; 

Io fr. Giacomo della Marca 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



151 






LE PROFEZIE 

DEL BEATO TOMMASUCCIO 

DA FOLIGNO 

{Continuazione del fascicolo antecedente) 



Tu piue a > voli b > eh io dica 
diro con grande fatica 
ma te traro c > de dubio 
2 
1 acqua del dapnubio 
5 Adascio fa suo curso 

Et a - chi e dal 1 angue b ) murso 
Teme c ^ la lucerta. d >> 
3 
Menaccia ne profrecta^ 

non teme core b > gentile, 
10 Et c > chi è de core d ) vile 

Non e > procaciara f > vendetta. 
4 
Et a > non la prequrj in frecta 

Chi") chascione c > luj d ) incalcia 
Et") ehj f > troppo se inalza 
15 Spisso vene enS'; basso. h J 

5 
Pure a ) ad passo ad passo 
Se fa'") grande ) iornata 
Et per d > eiasche una e > fiata 
Non se iocha con ferro. 
6 
20 Do a ) non pilglare herro b ) 

In c ) quello che io te dicho 
Pero che d ) lu inimicho 
Non venga inn ira. e > 



tra le stampe e il nostro codice E* da notare che a piò della 
pagina di questo codice ove sono le laudes, il p. Papini scris- 
se questa osservazione: Laudes istae, quia interpolarne 
aunt, ac mutilile, non parum indigeni ut corrigantur. 

1 - a) E, a, lasciano In : K, pur b) K, L, O. voi 
pur — e) F, G, Et ti trarrò, M, trarroti. 

2 - a) K, G, H, K, lasciano et — b) L, M. O, chi da 
la serpa — e) O, aggiunge poi — d) Il cod L segna in 
margine: 

Aliter. laqua del danubio 

descende et non rimonta 
chi de stato desinonta 
non liaale in fretta 

3 - a) F, K. O, proferta — b) O, teme lu cor — e) 

F, k, lasciano et — d) Q, H Colui che è de cor: O, chi è 
d'animo vile eS B\ Non f) E, F, G, K, M, O, procura. 
Nel cod I,. questa quartina è sostiiuita così: 

Bona e la vendecta 
che si fa in trenta anni 
a cui ne tocea affanni 
se ae rairion non dorma. 

4 - a; F, G, II, K, M," O. lasciano et b) G, II, lì, 
se: E, O, lasciano la — e) G H, n^n lo, F, ragione e 
lascia Ini — d) k. lo — e) E, F, K, AI. lasciano et — f) 

G, Quel che: K, che chi g) F. al — h) G, II, L, M, O, 
si trova spesso al basso. 

5 - a.) G, II, Pian Piano: li, et pur: O. De pur — b) 
O, aggiungi- la — e) buona -_ d) E, E più: I,, XI, lanciano 
per e) k, lascia una f) AI, Non si fa con furore: G. II, 
con favore: L. cuoi furore: O, con ferreo. 

6 - a) F, Deh: G. H, et: O, Ma tu — b) P, erro. L. 
errore — e) G. H, M, di I,, O. a d) F, G. H, K, L. M, 
O, Che sempre — e^l F, K, L. O, Non se vince con ira, G, 
H, Non si uenga a incitare. 



la a ) rota pure b > gira 
25 Mouendo c > ogne stato 

Bene se pò dire beatu 
Chj ad dio se reducie. 
8 
Ogni cosa che lucie 
Non e a > oro finu 
30 Et b ) la faua et lu lopino 

Non e°) d una forma. 
9 
a > la diuina norma 

Ognj cosa addou(a) gl(i) a b > 
Et c - in vano se trauaglfi)a 
35 Chi contra lia d > se guida. 

10 
El braccio che se annida a ) 

In mano ancho b > le chiaue 
Conuerra che se°) adgrauje 
le errate d > pechorele. (1) 
11 
40 Che tanto vedouelle 

Sonnu state 3 ) de pastorj 
vestite b > de dolurj c J 
Et nude de gouernu. 
12 
Dalla state al uerno 
45 E grande vantagio") 

b ) Ma c ^ quillo che sera sagio 
Yochara d J chol tenpo. 
13 
Che a ) vedera ben pefr) tempo 
Purgare la inDÌquit(i) & h ) 
50 Per la c > djuina justizia 

Della chiesia à ) li pastorj. 
14 
Ad bonj jntendeturj a ) 

Poche parole sonnu multe b J 
le gulpe donno ) gran d > volte 
55 Se da canj sonno seguite. 



7 - a) O, Ma la — b, M, sempre: L, aggiunge lo: G. 
H, può girare — e, G, li. Menando ciascheuno. O, Comi» 
vendo. 

8 - a) K, aggiunge però: L, d'oro: M. già — b) F, G, 
fc, L, M. O, lasciano et — e) G, H, O, 5.000. 

9 - a) O, aggiunge e. — b) F, K. adovaglia: I rag- 
guaglia, G, L. Agualgia: M, anatrila: O, adogualia — e) G, 

F, K, L. O, fasciano et — d> F. H, k, L, lei: li, O. lui. 

10 - a) G, H. lasciano se: O, aida b> F, K, L, M, 
O, ambo e) O, lascia se d) F. G, H, K, L, AI, O, 
erranti. 

11 - aj k, O, prive: M, usite: L, sera™ prive — b) G. 
Il, coperte e. de colore. 

12 - a) E, F. li, G, M, O, E uà gran avantagio — b) 

G, H, L'huomo che: M, Color che sera — e, t., O, lasciano 
Ma — d) G. II, ma col tempo: M. Sacordarà. 

13 - a) F, K, L, lasciano che: G. F, AI O, vederai 
b) F, K. M, ioiquitia: H, O, neqnitia e) G, H, K, L, 

O, lasciano la ti) E, F, K, O, de: L. M, e del pastore. 

lì - a) AI. Ai boa intenditor b) 1, Poche parole in 
molte: G, H, eo molte — e) Al, faano: U, fa ■ d) F, K, Al. 
fasciano gran: L, sostituisce: Le uolpe fam le uoite. 

I) il codice bolognese annota in marcine a questi 
versi Summos Pantifex. È chiaro assai quale sia quel perio- 
do delta storia del papato nel secolo xjv al quale allude 
l'autore. In seguito si troveranno indicazioni più precìsa. 



152 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



15 

Dicho a > che viderite 

Trai quinto et sexto vrbanu 
Nel passtore Roman u 
Cadere noua sentenza. (1) 
16 
60 Sera de sua a> obidenza - 

Priuato luj e b ) la chiesia 
Seralj facta ofesa 
Da ciassche unu suo sugetto. c ) 
17 
Sera nuou cuncetto a -> 
65 Ne la citade del gilgo 

b > Prenderà consilgo 
Et farà nona ensegna. c ) 
18 
Onn omo gridara vengna 
Quisto nuon vestilo. 
70 Et col») suo grande b > tranquillo 

Offenderanno al cielo. 
19 
Guai ad chj de cotale 1 ' velo 
Se eoperanno b > 1 occhj 
Ora°i conuene che d > schocchj •>) 
75 Et dicha ciò eh io f > sento. 

20 
Urbanu a ) et chyomento 
faran noua b ) quistione 
Et limmo c > jn d ) vengnonne 
forte tera e J sua sysma. (2) 
21 
80 In fede et jn bactismu 

Cresciera suo podere»; 
Mectendo grande herrore^ 
Nella c > cristana gente. 
22 
In ytalia primamente 
85 Ne sequira a > strazio 

Che ne sera bene a ) sazio 

El e ) sangue de oltamontanj. d > 



15 - a; K, O, dice. 

m I j S "i? 1 !^" °' lascillno sua - b) G, H. in el: F, in _ 
e) L, da chi li era n sogietto: G, H, da qualunque. 

G bl L- V»r» .«* e ,"™ conce P t0: K ; ". aggiungono et. 
ci H L • coose^io - et pondera nuova insega 

" ìs »i ?T 9 T" l" 8 . 8 •??' " Uri due «*"< *s<«««. 

sulla sou? ° ~ ' ' Del SU ° wan 1 uiU »: O, Et 

.. , "> " a > F, H. K, tale: M, Con tale b, F conrirA 

8^-Tk Tt M ' °j -* **™ f uui *) a. L,Xa 
u ó 7 , 7J..*ciJ!' L ' "* '° e) ''■ °- ì0 ««*" - «. 

£1 - al E. a. H. a suo honore: K. lor valo-e- M n 
,i.e«enJj grande errore - b) M, crescerà ,,, , ' "' 

ci M in la- ti. H, !.. O. fra. cre3cePa 8 ra n pudore - 

22 - a) E. u H. sttiruitarà: F TC \1 n ■ 

gran. _ b) G. K. k. et iranno; L.' Kt anche ne^T'^ 
pò, « sarà O. Et poi se farra - e) M O def _"„, £* P 
h. O. oltrainontl. ' ") u. u, 

2) Allude at famoso scisma fra !!ri™„ vt 
laiw, e Clemente VII papi francese If«?i .FT 1 " a " 
1378 II primo » difendeva a Rmoa f'altro n A?^* "ì 
«od. bolognese annota ^««s * ^^^ «tS^J! 



23 
Sera fra a > li duj munti b ' 
In Roma grande diuisa 
90 Ogne cosa prouisa 

e > El caso mino d ) offende. 
24 
Pero a ) ongne onio b ) che jntende c ) 
01 mio parlare diuerso 
Che no d ) sera somesso e ) 
95 El bello casstello vrsynu. 

25 
Poy ad a ' priesso ad marinu 
la jente oltramontana 
fra monti b ) vally e piana 
fugera et c > sera presa. (1) 
26 
100 folle e chj na a > presa b ' 

Colunu pigliara parte c > 
Et d > quella e arte de marte 
Ne vederajO grande praticha, 
27 
la setta sysmaticha 
105 Bene fugira dolente 3 ' 

lasando largomento b ' 
Et°) ad fondo loro d ) vergogna. 
28 
Pero a ) dire nonbesongna 
Del loraW varij subssj°> 
110 Chon a J tuti ìj") procesj 

Verranu al tenpo et ad locho. 
29 
Sera per cio a ) jn focho 

El mundo et jn b > risja 
Et per cio c J la proflcia 
115 De loro dl se tace alquanto. 



23 - a) E. G. H. iafra — b) M. O. ponti — e) F. G. H, 
K. O. nel - d) E. Don per miao. Qui il coi.. L. annota. Aliter 
Ma prima che sia zonti 
Zaschuno a suo dmiso 
lo noa parlo improuiso 
Roma ne iìa schernita. 
Et irano le strita 

Per tuto Funiuerso 
Sera in terra somerso etc. 
21 - a.) F. H. G. K. O. ascolti — b) E. lascia omo 
e) K. ascolti chiunque intende — A) E non: F. H. ne: °- 

° o=°'' ^ ^" sommerso: K. O. suoverso. 
r. r, . " *> K - la*cia ad — b) G. H. Li. M. O. coste — e) 
G. H L. M. O. fugienao. 

\l t n 6 " *' K - ne ha — W F ^»' la chi va in P rescia: 

i'rf°À e e chi ve la apresa: L O. Folle è chi fa contesa - 

e) u. Oon uno pilliare d) F H. O. de: 1, O. M. 0. «• 

lasciano et _ d) K Et da 1' — e) E. K. seguirà: F. i 8 " 

vera: u. H. M. Si vedrà: O Se farri. , , 

. ~7 - al G. H. lascia beoe: M. Sen fugiranno dolenti 

— b) *. o. largamente: M, poi con novi argomenti e) *. 

(«scio et d) F. Sua: G. H Otì'ende sua: U coprirà sna: 

M compriranno sua, O: In affanno sua. , 

z» - a) L M. Pur mó: O, Per ino b) E. Diro 5) 

E. ascessi: K. K el successi: G. H, degli lor guai: di 

vari lor successi d) E. V. Q. 11. K L. O. che «) E. 

Ij. H 1 lor. 

*0 - F. Sarà sommerso in loco.- L. Sera accesso un 
gran tuocho: M, Sarà prozo in foco b) ¥. Del mondag- 
li, dove e — e) F. E tì II. O, Et qui d) E Alloro. 
.- „. •' ! ' a Presa del castello Orsino, che era la fortw*» 
di Cisterna, e la battaglia di Marino, avvennero nei 13W-. 
veuaosi notizie e indicazioni numerose nelle Notizie officia" 
sulla battaglia di Marino dellanno 1979 del eh. I.. f" 5 " 
(Mudi e documenti di Storia e diritto, Roma 18*, voi vii- 
P a Sg- 3-12-57-5S). 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



153 



30 
Conuene che jn altro canto 
Guidj a J la mìa rima 
Et quello de reto'v dirò prima c ) 
Et faro nouo cimmello. d > 
31 
120 Ma a > quello verace angfn)ello b ) 

Che per nuj sostenne c ) morte 
Non paterà d > le sorte 
Ad pressoi in ver loro*! triste 
32 
lu cielo con lisso lisstre a ) 
125 E contra loroW disposto 

Vene po c ) lisso ad rossto d ) 
Ad ciaschuno connito, 
33 
Sarà crudele jnuito a > 
Nei Regno italicho 
130 Et b ) ogn omo c > essere praticho 

Dd jnganni et tradementa 
34 
Iouanna") tu non sentj 
li toj velocj b > affanni 
Etli c ) tradimenti et lj d ) jngannj 
135 Dellj e ) tuoj medisjmj. (1) 

35 
Seronno nouj suffìsmj 
In a J tutcj toj fìdilj 
Poj che tre b > uilj 
T auero remutata. ) 
36 
140 Faron noua»> mestecata b ) 
De duj par dj vesilli c ) 
Et d ) chj a li e) mali chosilglj 
Gustn '- dello acerbo. 



30 - a) li. K. lo guide: F. O. lo guidi — b) E. ag- 
giunge te: H. k. el diritto: L. et droto: M. EI dritto — e) 
O. Et durò di rietro — dj E. Zimbello; K. O. gabello: F. 
Libello; G. L. M zamhaìlo. 

31 - a) E. G. L O. sei M. e — b) F. K. Agnello — 
e) G. L. M. O. Che volse per noi d) L. M. O. muterà — 
e) E verrà lor tristi: K. de loro triste — f) F Apresso lore 
G» appresso vien l'hore: L. Presto uengon l'hore: M. Presto 
fien lore: O. Presso vengo l'or. 

32 - a) K. le soe liste, M, d'ò sue liste — b) G. noi 

— e) F. dopo: K. de pò: M E. dopo — d) L. Ooppo e lesso 
ven lo rosto: O. da pò el lesso v*è 'l rosto. 

33 - a) L. M. Vedersi a gran partito: G. O. Vederai 
«1 partito — b) E. F. G. K. O. fasciano et — e) K. <tg- 
giunge ad. 

34 - a) P. Gema — b) I, veltri — e) E. F. G. K. 
lasci-ano et: O, lascia et li — d) K. lattcia li: M. E. i soliti 

— e) AI. Par te, O. Arai da 

35 - a) M. Fra tatto — b) E. in tre: K. li tre: F. 
delli tuoi: G. ma poi che per: !.. M. O. di novi — e) E, F. 
li. Te balleranno remutati: G. L. -Vi O Tu sarai. 

36 - a) G Vederai la: L, Farai: M. Karai la — b) E. 
Faranno mesticati: K. Seranno noui meschiati: O. Et farra 
mesticata — ci E. ftlij: M. De due leopadi negligli: L. de 
due pardi negilgi: O, de due pardi nelgilli — d) 1. K. O. 
lasciano et — e) F. E. K. M. lasciano li — f) F. Gustara 
poi, G. gustaci. M. O Gustara. 

1) Tutte le stanpe dicono qui Genova per Giovanna, 
il che fu errore di lettura, non essendo confermata questa 
lezione che dal solo codice di mano del iacobilli, il quale 
scrisse veramente Giovanna, ma poi corresse (lentia Come 
si capisce facilmente, si parla di Giovanna 1 Regina di 
Napoli, (131-1388). L'indicato codice bolognese annota: 
Regina fohana. 



oi 

Et a ) sempre ad lacqua el cerbo 
145 Va bene b ) volentierj 

Non auendo pensieri 
c > De laccj ne de ritj. 
38 
Prima mente serite 

Ad sancto pietro ribello 
150 lasandoue a ) quella 

Che u e stata b > temone. 
39 
Dunqua seraj a J casione 
Del tuo male jntiero 
El b ) cholore nigro 
155 Se diuisa per lo c > biancho. 

40 
La forza e 1 essere a > francho 
Delhi alimiando b ) sposo 
Non te c ^ varrà d ) vno fuosu*> 
Ne sua gente todescha. 
41 
160 Chi senza ingeng(n) o pescha 
le più volte non pigl(i)a 
a) Pichula gauilgl(i)a 
Tirare fa b ) grande charcho. 
42 
Vederaj a > in vno varcho ,J > 
165 El leone - '' 1 e la croce 

Con d) gente*- 1 feroce 
Et'' sera perduta. 
43 
Chosj seraj a ) venduta 

Et 1 ') seracte la spene 1 ') tolta 
170 Dalla tua d) gente molta 

Che te verrà in e > surchurso. (1) 
44 
Sera quello pardo a > murso 
Et priso nella chaccia 
Chj b) suo male se 1 ^ prochacc(i)a 
175 Vedere sole d > suo danno. 



37 - a) F. G. sempre mai, K. lasciano et — b) M. Va 
a Mere: O. Viva bene — e) G. ouer, O. né de. 

38 - a.) F. lassando voi: XI. E. lasserete: O. abbando- 
nando — b) K. starà. 

30) - a) M. sarà — h) F. G. M. O. che per il, L. Per 

10 — e) K. dal: F. G- Hai lasciato el: M. se demostra: L. 
O. se divide lo. 

40 - a) G. el giochar — b) F. K. alimanno: O. Alla 
Alamando — e) G. gli: K. ve O. volli — **<!} M. non valer» 

e) E. k. fuso 

41 - a) L. E. G. aggiungono che, O. et — b) L. li. 
O, fa tirar: M. move el 

42 - ai L. M. Trovara3SÌ — b) O. Trovarasse in no 
varice — e) L. M. O. Lanciano — di AI aggiunge gran — 
e) L. O. aggiunge assai — f) F. £,. M- O. aggiungono qui. 

43 - a) E. F. sera — b) O. lascia et — e) -VI. E. ta 
speranza ti na — d) F. et dalla sua: O. et dalle — e) L. M. 
O. che verrà al tuo. 

41 - a) il, el liopardo — l>> E. et clii — e) L. O. quii 
che suo mal — dj E. vale; K. solo veder. F. aggiunge il, 
F. L. Vede solo il. 

\) Tutti questi versi e molti altri seguenti si riferi»co- 
no alle vicende di Giovanna I Regina di Napoli, alle guerre 
delle quali fu causa, agli aiuti che ebbe, alla line che fee«» 

11 cod. bolognese, annota: gens teuthoniea et eius princep* 
conteritur. 



Miscellanea Francescana I. — 20. 




154 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



45 

QuiJIo e a ) captino anno 
Che a longa la coda 
Non venga b ) ad pronai 
Chi non a braccia d ) forte. 
46 

180 Dentro»; delle b ) porte 
Del nou castello 
Ta°) rechiodera quello 
Che da morte canpasstj. (1) 
47 
Anchora a ) non pare ehe b ) basti 
185 Bene al c > sinno de reto 

Pruuide(n)zia fa lieto 
Ong omo vertuduso. 
48 
Serà a ) misso jnso 

b ) Tuo onore prego - 1 
190 Et d1 senza remedio e ) 

Moreraj^ no Regina. (2) 
49 

Nuuella dissciplina 

Vene de vecchio peccato 
Et a ) grande tenpo penato 
195 Ne sera eltuo Reame. b ) 

50 
Sera a ^ verrà et fama 

Per tucte b ) tue c sponde 
Et d > conuerra che aflondj 
Ragfi)one et justizia. 
51 
200 Et sen prima suo viziai 

Non muta 15 ' suo celo c ' 
la infruenzia del cielo 
Non te darà maj d > pace. 
52 
Q*) duraczo verace 

Tu Charlo benigno 
faratte el passo b ) djngno 
Ma In cielo te sporona. (3) 



„ _ 4o - a ) il aggiunge puro — b; I,. M. roghi da — c\ 
*.. Jit non uengna da proda: K. Non vensa alla prova- e 
jaest altra variante: non vada alla proda: F. non vince mai 
proda: 0. et non voghe na prora — d) E F. abbraccia. 

46 - a) O. Et dentro — b) M. li dentro alle — e) O. 

47 - a> K. Anco _ b> L. SI. E. non pare che ancor 
E. O. non pare aocho che basti — e) h. M. O. El srran 

4S - a) K. Serate: M. O. El sarà - b) F. L aoaiun- 

«migo - n »°»SSS"° dlC0 ~ c> E - F ' k " re '^ i0 = °- 

4»- a) L K lasciano et _ b) 0. rengiame. 

Su - a) M. Saranno. L. 0. Seguirà h'F O <*«. 

giunge le e) K. M. soe - d) O. maneYt* ' *" 

viti»- p " *> h - Ì! ' t . se : m P re malitia: K, L k line che la 
vita. F. sempre maj li vitio: M. Infine che la neauicia _ 
|> M. „„ura: O. mutar... - e) K. O. Zelo: F £Z- 7) 
». u. M. O mai non li darà: M O ' 

ì\r$ fi". ° d ' " _ o b, E - L ' P - M °- Pastore. 
ngw} l) Cod. Bolognese: Recluso Regine lahaw in castro 

onMtifl Cod; Bol ?g nese: ^"óm Regine Tofiane. Vedi per 
qneati « veniineoti gli Anna/," del Muratori, an 13SO-1381 ect 

cano ag^-^^rr ilcod - Boi<>g » es9 > s 



53 
Prenderaj tua chorona a ) 
Et b ) con affannj grannj 
210 Delli c ) principalj suauj 

Al direto d > se canta. 
54 
Chactiua e la a ) piantj 

Che b > non dura al tucto 
Et c J de pò lu dolce fructa 
215 Vengono 1 amare viuande. d > 

55 
Et per tucte le bande 
Spanderai tua fama 
Ei.W pocho tempo la rama') 
Tera la d > sua verdura. 
56 
220 farasse noua jura 

In tucta a > tua regione 
Et de francia vno b > canpione 
Chiamarano ad conqujssta. c > (1) 
57 
Menara a ) gente desstra b ) 
225 Grande ) et merincha d <> 

Et tua terra") pacificha 
Mecteranno ad fracasso. *> 
58 
Ma a ) 1 ultimu passo 
li farà seppoltura 
230 Et cholui che la jndura b > 

le più volte la vence. 
59 
Et a ) in tucte tuoj prouujnce 
Mectera b ) la sua vngna 
Non vence maj c ) pugl(i)a 
235 Chi non sa bene la chacc(i^a. d > 

60 
la a ) gallica lancia 

non varrà una pail(i)a 
Et b i lassara in trauaglia 
Ciascheuno suo°) aderente. 



dj - a) It cod. k. L. M. O. Antepone questo vena 
antecedente, O. et prenderai corona — b) K. O. l'oi 
lece d, et — e) E. L. O li — A) K, derido: E. nel finir 



53 • 
all'i 
invece < 
se canta. 

54 - a) L. O. quella — b> K. La qaal — e) K. lascia 
et — **) E. Rende le amare vivande. 

§5 - a ) L. O. Spargerà la — b) K. L. O. lasciano et 
— e) F Poco tempo tene — d) F. la terra: E. O. lasciano la- 

a6 - &J W. E in tucta; L. M. 0. ne la tua — b) M. 
ei — e) chiamando a la. 

57 - a.) E. Menaranno: K. Venera — b) F. lesta: O. 
desta. — e) L. aggiunge dico: O. numerosa — à) M. nia- 
gmnea — e) F. E. O gente — f) L. O. Su mectera in 
fracasso. 

r « 5 S "; *) L - M ' °- aU ' — b > K. Quel lui che la ««»■' 

,„ tm che P" la du "" a: O, Quiilo che più la dura, 
i ?Z a i E K L - °-* 'asciano et — b> E. F. lasciano 

K "iw r>t' vencera mai: K. O. aggiunge la — «> 

a. M. Ohi non se abbilancia: F. chi non fa buona caccia: 
<J. chi t» non abbilancia. 

r «■ ¥ ", aì L - °- et la: a - La gallica Raceia — l>) E. 
iT" J aKlan ° et — e) E- fascili suo: L. ogni suo. 
. 1) ynesto campione di Francia é Luiiri dì Angiò disgra- 
ziato competitore del Regno di Napoli con Carlo di Duralo. 



MISCELLANEA FRANCESCAKA 



155 



ìi i- 



61 
240 Trara multa a ) gente 

A questo ad uersaglo b ) 
Et vno el sono de sonaglo 
lu d > chacciarà dal e > ballo. 
62 
Chi sta in suo a > ehauallo 
245 aD terra non djsmontj 

Chi è sauio b J de ponte 
Non cade c > in tera. 
63 
Sera vna grande verra a ) 

Per ciaschenno territorio 
250 In pagl(i)a et in lauoro 

li più spisso b > assaltj. 
64 
Vrbanu che exalti a ) 

lu chore^ de to.i c ) jnmiej 
Per montj et per 3 » pendici 
255 Seminaraj 6 ' zizania. 

65 
Sera morte e smania 

Et a ) de te coso trouo 
Et b > per pocho me remouo 
De no dire più de°) mej penzieri. d > 
66 
260 Ma poj che volonterj 

Ad costuj me a > profersj 
Parme che repentersi b > 
Non serebbe ) cortesya. d > 
67 
la tna grande fantasya 
265 Preczata et non tenuta a > 

Et b ) sempre la gran caduta 
fa quillo c > che troppo se alzo. 



61 - a) F. millia — b) L. M. O, dico a questo bersa- 
glio- O adversallio — <•) E. F. Et ad una: K. Un sono: F. 
%%. ad sono, L. M. O. maiino — d) F. E. la — e) E. K. del: 

62 - a) K. ad bon: M. Chi sarà a: L. O. Quillo che 
è sai - b) M. Che savi homo: O. ca savio homo — e) F. 
K. cadera: L. O. aggiunge mai. 

63 - a) M. tempo — b) E. F. K. spiasi: M. di suo 
spessi gli: O. senon più spessi. 

64 - a) E. F, assalti: G- invece di Urbano pone Un 

bando b) M. I.e cabri dei tuoi inimici ecc — e) E. tutti 

d) L. M. 0. Per tutte le, G. che per tutte — e) M. Sì 

moverà G. L. O. se mederà: E: seminerà.- 

65 - a) E. F. M lasciano et K. L. O. Di te tal cose 

trovo b) E F. K. O. ohe invece di et. L. O. lascia me, 

M. che poco remouo — e) F. lascia de — d) Il cod. G. 
riferisce così questa quartina 

Se la morte non smania 

di te tal trouo cose 

che per poco mi tose 

de dir più miei pensieri 
Il primo verso pero secondo i codd. E. L, M. O. dice: 
mente non smanìa II quarto cerxo nei codd, G. K. L. 
timile , . . 

66 - a) G. accostarmi proferirsi: L O a costui si 
ptoferse — b) L. 0. par che poi pentirse: M. pareini chel 
pentirsi — e) E. L. M. serra — d) G. saria gran villania. 

S7 - a) F. et temuta: G K. non temuta, L. eib. siate 
me temuta: M. pregiata non fia temuta — b> E, larda et — 
e) F. Fa chi troppo se innalza: L. O. Fa chi molto salza. 



Se la 
M è 



68 
Ad tale charne tale salza 

Te sera ad parecch(i)ata 
270 Chiamaraj altro a > bregata 

Allora per tuo scampo. 
69 
Lassaratte *) quj al campo 

Ma prima conuene che tornii 
Anni et misi et jurnj 
275 Oue c > andare ordenatj. 

70 
Seronu poj a > grandj tractatj 
Ascholta vno pu(n)cto b > 
Vascillo che sia rutto ) 
Maj bene s arachoncia. d ) 
71 
280 Dalla libera ad 1 oncia 

Se fa vno a ) gran chalo 
Quj b -> ficco lu palo 
Et però te do locho. / 1 
72 
Adcenderasse vno a J focho 
285 Neil ongarie pruuince 

Poj che loro digno principe b > 
Auera chiuso lu ochio c ) (1) 
73 
la seme del finocchio 

la luce a > adsutigKi)a 
290 Et b ) chj rengie altruj famigl(i)a 

Vole sapere bene vardarse c ^ 
74 
Et jamaj non a > lìdarse 

Dou e contrariai vogl(i)a 
la mia parola sciolgl(i)a 
295 Quiilo che ragione adduce. ) 

75 
Seraj chiamato 3 ) ad uoce 
b ) charlo che vade c J 



6S - K. l'altra: F. E. !.. O. altra: G. tua, 

69 - a) L. M. lassaroti — b) F. ma prima che io 
torni: G. ma conuerra ch'io tornì: L, M. lasciano prima — 
e) de non andare: F. G. veggo andar: k deve andar: L. 
per mandar, M. lassi disordinati: O, deono andar ordinati. 

70 - a) k. lascia poi: M. Faransi gran tratati — bl E. 
k mocto: F. un poco un mocto: G. ma ascoltati un mocto: 
L, O ma ascoltami uno moto: il. ma ascolta questo — e) 
M. Già vasello che da . . — F. L. O, mai ben non si . . - 

71 - a) F. k. si se fa sran calo: O. sfi v'à un — b> 
F, e chi ficcò: G. k. O. ed qui ficcò: M. e qui tìcha el palo 

e) F . e por ti do loco: L. et per mo te do laocho: O. et 

per ilio cedo: M. e dotti par ino locho. 

72 - a) O. aggiunge gran - b) E. digni principi: * . 
prince — e) E. II. avera chiusi I occhi: M. ara. 

73 - a) O, aggiunge sii — b) E. K. G. k. L. O, fa- 
sciano et — cj K . il. usi la per bene guardarse: O. asilo- 
per guardarsi. . , , 

74 - a/ F. G. k. SI. non può giammai: L. non si può 
mai: O. Non pò ma Tom — b) E. contra dio — e) M. 
conducie. . „ , . L . *- 

75} - a) G. k. Chiamaranote K. chiaraaranti dico 
uoce: O. Chiaramente dico a voce — bj F. o tu 
e) G. O. che tavada. -ci 

1) Il cod. bolognese annota: Regnum Zingari*. Per le 
discordie ungheresi succedute alla morte del Re Lodovico, 
vedi Muratosi, Annali, ad an. 13J6. 



O, 



cario — 



156 



MISCELLANEA «tANCESCANA 



Et°) senza gulpo de spade 
Te meteraj e J in sede, (lì 
76 
300 Ma pocho tempo la fede») 
Te terrà b > in stato 
Maj ad fiume ludato 
Non andare per pescie. ' 
77 
Yio so che ad multj jncriesce 
305 lo mio parlare a > chiaro 

Ma pò essere bene ciaroW 
Ad chj sa tochare la cordaci 
78 
la orecchia che a > e sorda 
Non jntende per moctj 
'HO 1 assaltj e ]j granj buetj 

Seranno ne la regale. 11 .' (2) 
79 
Pero») che tale e quale 
Sonno fra loro b > diuìsj 
c > Remarranno conquisj 
315 Et desfacte loro septe. d > 

80 
Chi più al largo promette 

le più volte b ) non obserua 
Ma la cipta proterua 
Ne sera diserta. 1 ') 
81 
320 Et a ) ad la loro proferta 
Non veranno tardj 1 ») 
Quil]j c > duj leopardj 
Che stentiro f| ) nella 'stiva. 



<5 - d) E. che invece di et pì F «•»!.»! .» 

sede: G k L. M ti peneranno.' o, & U ^1"™° » 

r^. ^ ^ D ° D <* "» P— ■■ *. -^irele^ 

", ' a ' *' ix - °- aggiungano si — b) I? pam. » %. 
O. può ben esser caro: L. ma può esser caro -A J'^' 
*. poni' v-> margine c > ll <***- 

Aliter: Io largo et lo avaro 

78 °„ ! , ^" ÌW0 Be ™> *™: lo so che ben rincresce 

. i j- - ! M "• dlc0 che — b) F G k \f n e 
tr* ior dima — c< F G k I \i n M - °- So™» 

E. Et sera di fatti Jor setta" °- a 93»*ngo„o poi _ d; 

Più: L?V ,Uf?i Tfa^ ^eTe'.'TehTl'' ^""o 
mette. _ b ; E. delle volte? i/o rare volte \ g ° "T?- 
leena - ,) k !.. M ne remarra deJrta ""• **• 

o. cJ^l^izi™*;^ ir bena p roftrta = 

O G. L. li due: O che I due ^ r M ,S ,a non ueran - 
«rate nella 9tiva: ito. ti ««telo ' Ch " Staono: '•■ che 

^o t ptect DB S: T ^ M RedÌ U °^-- d °P« 

«gn» di Napoli sulla fi.TeK; ' , '• vicende del 
SMrre per la successione di m^ì i™ ' le d »«o«l» e le 
«notare i ,i„ so li "™ bastai « T^ E ^perfino 
qae! re ?D „ per intenda ben' 9 uai <""l»e istoria di 



325 



82 
Gridarano a > tuctj 



viua 



330 



Et non diranno loro b ) traete 
c > Col chane sempre el gacto 
lassare solo d ) el pilo. 

83 
El vidouello vilo a ) 

Chomo orfano b > remaso 
Se c ) campa da vno caso 
d > Maj più non descende. 

84 
Pero ogn omo») che jntende 
Creda se crede j voleW 
Che quesste c > mie parole 
Tucte seranno vere.' 1 ^ 

85 
Chome 1 aqujla vermilgl(i)a a ) pere 
Ognj herrore b ) sera morto 
Et repigiri)ara<=i conforto 
lu ytalicho gilgl(i)o. 

86 
340 Digno e che lu figl(i)o 
Hereditj"' suo patre 
Et reduchase 1 ') ad la 
li duj fiffl(i)olj.<=) 

87 
Vederaj con grandj dolj 



335 



ma tre 



345 



350 



Rendere chj a > tolto 
Et starei con leto volte 
Chi auera sue e > chautele. 
88 
Ma primamente vene a > 
Ad nouella conquesta 
Et faranne tal b » fessta 
Che cl ne sera pentuto 



A„r. 1 " a 2 y l' Sf id£nd<): °- '«adoppia viva — h) E, Te- 
Ìl ,r»Jr *',% °> e ? on vedranoo^: k, L, vedaranno al 
k £T «i^ , Cj F- C0 ° ' : G - «0in««ne che - i) E, ce vole 
■ «S ele -.. L } la0| a.del suo pelo: M, lassara del suo pelo. 
«• I Li, v t ' ndonino ««io — b) E, F, aggiungono 
dell'ArtW lol ; f P ano > ?'-"n a xo: M. col orfano riu.aw" 0. 
e»! , ~ C) E ' M - «campa: k, O, se camparà: 1., sei 
canpa dumeazo _ d) M, Già invece dì maifo.'Staniu pio. 
osili w-'n'n' ciaschedan: L, Giosi zaschuo: Al, cosi 
efede, v^e- I , Se C ^ SC " n ~ '') E ' F - k > °» creda chi 
oneste ,-?,?; V et , Cr ?, (ia erc ~ «0 G - «»"« k- torifl 
sd srfnl "r^ ~ "V, F - G ' L > M - sarai ""> tu " e «re: O, 
qSe^duelSn/e 616 " C ° d ' Ce M °* DeSe U ' P one in "^ 
Chi compra e vente 

Habia bona camelia 

La^iécora che bella 

Perde lo boehone 
Se non e ragione 

Venc« ogni fortuna 

Sole stelle et luna 
% »1 r t ^on toljfie il bene ftllice. 
sera- M ri, U ' °' ' a * , »'o«o vermiglia — b) i. O, li 

fono _'„" ,7, ', °- ne P^'^- L, e lo Re pil B iara con- 
torto _ ne lo italico ecc.: M, lascia et. 

%loU ~ * ' "'■ U due soi fi e iìoli: i. " dìuiI1 ' 

chi ha 8 loìtf-' l U ' ?W iu *?°»o ha: F, o, a chi ha tolto: k, 
fart- li O «.7 « t0 ' to .- b ' E - stala: «. «tarsi: i, « 

mìe «Ir °V et fare Jleto - =) F. W« sue. ^ 
««eia M, a chl aveva cameIle . 0j Mot . sue 

si^m?-.^^ _ ui c) f M - ^ » -" - b)G - 

— e; L, il, O, aggiungono poi. 



Jt. 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



157 



$ih 






■I 

,1 






89 

■^ lu gilgl(i)o assaluto 
farà nouj reparj 
Più amore che denarj 
355 lu farà ^tare^ felice. 

90 

a > Parenti et amicj 

li faranno adiuto b > 
Nel grande refivto 
Del nouello Re,°) 

91 

360 Mo a ) lasso la gregie 

Del Rinno b) et soj modj 
Et tornaragio c ) ad li modj 
De duj concistorj. (1) 

92 

Mecteronno a ) grandi herrorj 
365 Mel b > populo xpiano 

Et ad c) ciaschuno pagano 
fara d) alzare la fronte. 
93 

L uno a ) de oItramonte b > 
Sera apostolicho 
370 falzo e non chactolicho 

De dio vero c > vicario. (2) 

94 

Staronno in tale diuario a ) 
Eeljgiosj et chericj 
Seronno tncti vercjW 
375 fore de loro challo. c ) 

(Continua) 



89 - a> G, aggiunge et — )>) L, far 

SO - a) L, O, aggiungono suoi — b) G. O, li farà 

grande ainto: k, L, faran grande aiuto: M, eli faran ci 

K, F, G, k, L, O, rese: M, re^jtie. ' 

91 - al G, K. Hormai io: K. L, M, Hormai: O, Omk 

— b) A, Dician.o. ma nel margine rettamente del regno 
Cosi F, G, k, £., O, del regno et de i soi modi, — e) F 
ritorno. ' 

98 - a) G, metterà — h) L. tra il — e, E, M, lascia- 
no ad — d) E, F. k. Faranno 

93 - a.) N, Uno eie Questo cod. lascia i vv. seguenti 

— b) L. O, Quello che d altramente — se farà: anche M. 
pone si farà; O. si se — e) V, sarà; G, N, verrà: k, de dio 
uece et uicario: M, de dio uero. 

94 - a) F, dannarlo: k. vario; L, E. stendo in tal 
divario — b) E. i menici iurece di verci: F, heretici: G. N, 
guerci: k, et terran tucti heretici: L. guerici; M, tutti 
saranno eretici; O, erronki — e) E. talici, ma in margine 
de veracia calla: L,, et fuori del vero: N, fuor del nerace 
calle. 



1) Duo concistmiu zitte asma. Cosi annota il cod 
bolognese 

2) Alile,- Clemente. Cosi il cod. bolognese, alludendo. 
all'antipapa Clemente VI. 



Codice Iacoponic© Riccardiano 

Ai codici Iacoponici Riceaidiani de- 
scritti nel fascicolo precedente, aggiungasi 
questo che nel passato laToro (p. 115-121) 
ci sfuggi. È segnato col n. 1700. 

Misceli, cartac, Sec. xv, M. 0,21X0,15. 
Carte 115 num. mod. di 24 righe per pag. 
intera. Mancante in principio. Scritto in car. 
cor*, da mani diverse, con alcune rubriche e 
lettere iniziali unciali in rosso. Legato in 
pergamena. 

Coin. « (ten)tare chostui si forte » 
Fin. * chiamo il prete è disse » 

Contiene due laude anep. adesp. ap- 
propriate a Jacopone da codd. e stampe e sono: 
Il Contrasto del Vivo e del Morto « Quando 
t allegri huomo d altura Vae poni mente alle 
sepol tura » (e. 70 v - 72 v ); Rimprovero di Cri- 
sto al peccatore « O pecchator mouerati tu mai 
A sseguirme che ti richonperai » (c.80 r -80 T ). 

La prima, nota pel sorpresovi carattere 
di danza macabra, consta qui della ripresa e 
di 27 quartine rimanti aaab j aaab, accetto 
quest'ultima, fuor di dubbio aggiunta. 

A cholui che fece questo dectato 
Xpo li perdoni tutto '1 suo peccato, 
preghiamo idio e sca maria 
che tutta la gente salua sia. 

Annibale Tf.nxekont 



BIBLIOGRAFIA FRANCESCANA 



xxxv 

Gaudenzio (P) da Cremona Capp. Vita 
di S. Felice da Cantal, ce. Milano, Cogliati, 
1886, in 16 di p. vm-)92 con sette incisioni. 

Questo libretto ha scopo morale, e si leg- 
ge volentieri anche in mezzo alle osservazioni 
e alle dispute non istoriche: tanto è bella e 
svariata la vita del S. Cappuccino. Malgrado 
però lo scopo prefissosi dall' autore, non era 
inutile certamente che qualche volta avesse 
fatto conoscere i fonti del racconto, indicando 
qua e là i libri e i documenti dal medesimo 
adoperati nello scriveie la vita stessa. 

XXXVI 

Origine della Ven. Arcicorì fraternità del- 
le SS. Stimate di S. Francesco in Viyasio, e 
sua aggregazione a quella di Verona. Verona, 
Tip. Coli. Artigianelli, 1886, in S. di p. 24. 

Sono otto pregevoli documenti del 1641 
publicati in una elegante edizioi e di 150 e- 
sempi per la Messa so'enne del P. Tignola, 
da P. Bresciani. Queste Memorie Ecclesiastiche 
di Storia Veronese sono da leggersi con pia- 
cere, e certo sarebbe una fortuna se in tutte 
le città si trovassero degli editori pazienti e 



Hi'"! 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



173 



LE PROFEZIE 

DEL BEATO TOMMASUCCIO 

DA FOLIGNO 



»«i 



(Continuazione del fascicolo antecedente) 

95 
Io strengo le spalle 

Che a ) veggo che pericola 
De pietro la nauichola 
Et non e cbj la raducha. 
96 
380 Vaj ad chj manducha 

Indigno 1) el corpo sancto 
Et sotto») falzo manto 
Conmmonicha et bactiza. 
97 
La mia lengua bricza*) 
385 Vole b > dire et non pò 

Da eostuj c J me parto e vo 
Ad quillo altro collegio. 
98 
L cadera a * in despregio 
Dellj fedelj ytalicj 
390 Et de crucj et de chalicj 

b ) Bactera moneta. 
99 
Starai la giente queta 

Et uederasse destrugiere b ) 
Et c ) in on ne parte surgere 
395 Morte d > verrà et fame. 

100 
Iamaj de letame 

Non se fé bono muro 
Et petrone quando e duro a > 
Ognj mastro vectopera. 
101 
400 De dimme chj te supera 
O diuino a > pontefece 
Se non che se artefece 
De omne male del securo. 



lime, 



95 - a) F. Q. k. L M. O. e invece di che: N. Quando 



96 - a) G. L aggiungono il: lascia et 

tnTOV 07 - a) O. borreza — b) E, F. G. L. voi: 

i lÉÌÉiHlP* ^°'- ^ lre raa ,n — c ) ^- questo, 

\ZJUÈkÉ OS - a) L: Caderano in dispregio — li fedeli; 

|| IBB'^'wulerà — bj E. F. G. k. aggiungono s« 

latK*"* 01 " 1 

' Z «CT 99 - aj F. farà b) E F G. k U N. O. strugere 

È0B&I1I§|** c ) ®- ascici et; k. E. in nome; N. E in ogni parte mug- 
^|||Ìj»jre d) k guerra, peste et fame; L. guere, morte et fame: 
Slip aggiunge tre volle et 



k; vorria: 



O, Et 
farà batter 




100 - a) E. k. El petron eh e troppo darò: F. L. il 
^roxie che è duro: O. et la petroa eh* è duro. 

101 - a) k. O. dinino. 

1) Il cod. parigino N annota: che é il siemaiico, il 
oltraiHontano, 



102 
Im prima'M lu speculo 
405 Te mustra b > tuo scempio ) 

Et<M tu crede et jmpio 
Ya ad a e ) luj no resguardi. 
103 
Verracte 1 ora a ) tardj 

Ohe far ben tu bi vorraij 
410 Et c > fare noi poderaj 

Che non seraj in tuo albitrio. 
104 
Et poj che a ) sguardi in vitrio 
Giraj sempre b > fugendo 
c > Ongn omo ridendo 
415 Del male d ) del tuo biasmo. 

105 
Et a > yo de dog(l}ia (s)pasmo 

Che a b ) chi essere de agnello 
Sempre de c > sequere quello 
De chuj tene la gran dl vece. 
106 
120 Duj sopra dece») 

Pocho passara^ el milleno 
Che c ) quello manto sereno 
Sera fore de tua d > ombra. 
107 
Et quello a > che te jngombra 
425 De salute la porta 

b -> Ne sera poj morta 
la sua falcza simsma. c > 
108 
leuarasse la lisma a ) 

Per vno digno pastore 
430 Trara b > ognj herrore 

Et sera la chiesya bella. 1) 



108 - a) F. primamente; G. et in prima: L.. lascia im: 
M Dico prima: O. Tu ai nauti — b) E. mo strarrà: L. M. te 
dimostra: O. che te mustra — e) F. G. k. L. O. l'esempio 
— d) M. Ma invece di et — e) E, F. lasciano ad a: G k già 
in luì: li. O. in lui già: M. In luy ponto. 

103 - a) O. verrà l'ora ma — b) E. G. L. O. lasciano 
tu - ci F. k che invece di et. 

101 - a) E, E tu che: F. k. L M Come la goccia 
nel vitrio; così le slampe: G. o tu che guardi: O. CoaJe goc- 
ciola nel — b) G aaderai fuggendo: O, sempre girai — e) 
F. M. aggiungono et: k. et ad ogn homo vendendo: L . ad 
ogn homo rendendo: O. reodenno — d) F. G. M ,0. la ca- 
gion del tuo biasmo; cosi le stampe: k. rascion del tuo: L. 
ogni cascon de. 

105 - a) G. L M. lasciano et — bf E. F. G. k la- 
sciano a: L M, che esser dovresti agnello: O. c& esser 
dibirj — e) E F G. k. L. et sempre: St O sempre seguen- 
do — d) E. lascia gran: F. che chi tene la gran uiee: G. 
di chi tene 

10S - a) O. Duj quatro cento et dece — bl E. G. M. 
passa: k- O poiché passa: L. N puocho passa il naileno — 
e) O. et invece 4i che — d) k. de sua. 

107 - a; G. colui: L. Quelo che: M. E di quel che 
ingombra: O, et quìi che falso: N. Et di colui — - b) F. ag- 
giunge che: G. N aerarne però: L. servane poi poche? Ó. 
poi dapoi Ila — e} k. scisma: M O fallaci-* sisma. 

108 - h) L. Removerasset M. Rinouarassi la cresima 
O. Reunirasse la crisma: N. Rùnaransi la Usma b) F.i 
trarre: G N et trara ognun: k. trarrà ogn barn de: Trara 
ognuno de: M. Ogni homo trara de. 

I) Il solito codice bolognese annota qui: Vigniti 
pattar vide lieti iiartinut. 



HI 



Ì74 



klSUSLLAMEA FHANCÉSCÀNÀ 



109 

Et Io de altra *) nouella 
Connene ehe b > tractj 
Seronno c ) legie e pactj 
Yn tuctj lochj et copia. d > 
110 

Sera tucta la heuropia 
De malitia corrocta 
Et ognj homo con gacto sopta. a ) 
Sera b > contra el compagno. 

IH 
440 fa la tela el Kagno a > 

Et b non dura douerno 
Et c ) chj se mecte ad gouerno 
Auera d ) parte del ; ocho # 
112 
Et») non farà pocho 
445 Chj de teehj mecbj b ' 1 

Et dactarj perflchj 
Sapera dimostrare. 
113 
le due dopne del mare a J 
De gano et de antinorre 
450 Ad le trogiane b ) tutte 

Conuera che c ) se admorze 
114 
Da lungha») le forze 

Non vene b ^ maj ad ora 
Et c > chj a tempo et timora 
455 Mon vedemaj d ) suo honore. 
115 
Grande pena et dolore 
Ne auera el paduuano 
Che») per tucto el suo piano 
Auera fochj b ) accisi. 



1) 



10» - a) F. k. L. M. 0. P. Homai d'altra: G. Horaai 
un «tra — b) E F. P aggiungono io: G. k converrà io: 
M. un i convien: O. P. L. sci me - e) G. sarà di leghe; [,. 
lage: M. O. P. Sarà di lcfcie o pati — d) F. in copia: O U 
M. O. P. copia, senza in 

110 - a) F. calcato sotta: k. Ognun: 1,. osraiono eoi 
gato sota: il. ciascun col gatto «otta — b) M O P gira 

111 - a) G. La tela del ragno: M fa la rete b) K 
ma non dura: O. L O. p. non dora 1* inueroo _ c ) G k 
M. O P linciano et: L. M. P chi se inetera — d) E. haue" 

m « ,8 ,.~,V V k \ Kt , p K u M - °- p - E ««• «»» 

— M G: di techi et de raecht; t.. chi sera tieco miecho _ E 
daulo per flebo: M. chi fa di techo medio: O. chi se tiene 
con medio: P. chi fa del techo meco. 

II «" *■}, L * dooBe >* del ">ar — h) F. alle Christiane 
torre — G. a»le chiosane torre: k. alle chioiane: L Iano et 
Antenore — Avute cura gran dolore: P. M. o. ambi con 
gran dolore — e) G. lascia che 

III - a) E. di luogo so le forse; O. P. dalla lune» - 
b) F. non vengon: G. mai non «ener ad hora: K. non uede 
sno honore: L. non vane mai ad bora: M mai non uien- O 
ja mai non vena: P. inai non vede honore - e) F G K T ' 
Al • J °- P ' lps ? iaao et - a} E. lascia mai: F. G. L. M mai 
vede: O. mai operò 

15 - a) E. !.. Et inma di che — b) F Veder» r,.„,i r ; 
accesi: G. K b. O. Vederi» fuochi: P. Vderan foco ' 

1> Qm si parta a lungo delle note contese fra Genova 
e Venezia, e della battaglia di Chiog^ia. 11 codice Senese 
annotala margine: Veneti et I anu l, è il ter» verso,! 
tegge bene nel cod. G. afte Mozzoni torre . u c ™li£ a 
Bologna nota parimenti: Aliter Genova: /«mm "t Ymtia 



116 
460 Et») di poy annj et misi 

Che sera in gran^ travalglia. 
Et la bisscia°> peravalglia 
Ne d > chacciara il carro. 
117 
Bene 3 ) in ciò non erro 
465 b > puoco tenpo eie dura 

Et°^ alla prima pastora 
tornaranno 1 offlsci. d ) 
118 
de cany*^ sonno dessciscj 
1 uno e 1 altro fratello 
470 b > de chaim et d abello 

Surgiera^ lo male seme. 
119 
Ad nerona far seme*) 

b > Senpre el demonio ama carne 
Chomo ne de soptarne c1 
475 La d(i)uina iustitia. d > 1) 

120 
La occulta innimicitia») 
fra el ziano el nepote b > 
farà strengniere c ) le gote 
Al uechio besscione. 2) 
121 
480 Sempre la quistione 

Torna doue ehome (n)za 
Et») la captiua somenza 
Produce male fructj. b > 



116 - a) E. F. G. K M. lasciano et: F. dopo invece 
di dipoi: L. daspno — b) F. G. ci sarà gran: L. ce seran 
gram trabalzi — Che la bissa arimbalzi: M Vederai g«» 
trabalcs — E la bisia a rinbalci: O. P. ci gorra gran trabal- 
zi — che Ila bissia a ribassi, e) E. biscia: F. che 1» 

Biscia: G. che la biscia, o ingainaglia: K. che la bescia 
Sevaglia — d) F. E ne: M. Via caciara. 

117 - a) E. sa invece di bene: F. se in ciò io non erro: 
G Et se in ciò non erro: K. ina se io in ciò non arre: l». 
Ma se ino non erro: M. Ma tie io in ciò non arro: O P. Ma 
se — b) F. aggiunge che — e) E F. K. L. M. O. P che 
invece di et — d^ fc. tornar gli offesi: P. l'offese 

118 - al F. Cayni: L. M. Dui cani sono: O. P. Ove li 
cani so distesi — b) G. M. O. P. aggiungono che: K de 
chaim e non d'abello — e) E. F. resorge: K. resurge el 
malo seme: M. resurgarane il; O. P. resurge di. 

119 - a) F. se ne viene, e poi, correggendosi se mene 
G. Verona, et sua seme: K. L. O, senno geme: M. P- *f 
geme — b) F. G. sempre di tal dura carne: K. sempre el 
dolo da ma carne: L. O. P. sempre il duolo d'una carne — 
e) E corno vidi seportarmi: K. conven de sopportarne; "• 
Ecome poi seportarne — O diuina: M . comò può- O. r 
corno de — d) E. malitia: F. O. P, miiitia: G Cosa dee sop- 
portarne, la diuina miiitia « M. lo duolo de sia. . 

120 - aj E. O. malitia — b! E. OaUiano allo nepote 
F. tra zio: G. dei ciano, et il nepote: K. del ziano al: L. "• 
P. del ciano e del: M. del ciò — e) P. stralciare. 

181 - a) P G. K. L. M. O. P. lasciano et — b) O. sci 
produce mal 

1) Cod boi. in margine: Verona Alluda ai Della Se»» 
ed alle Decisioni che per quella Signoria accaddero vera» '» 
metà del secolo xix tra i Principi di Verona. . . , 

2) Bisia, in margine al cod. bolognese. La bUc " h T 
1 arme dei Visconti. Lo zio e il nipote sono certo Berna°|[ 
V isconti e Giangaleazzo suo nipote che fece uccide™ » 
primo nel cattali» di Tran noi 138S. 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



175 



&' 



«■ - 



122 

Et*) non sera Iouene el pucto 
485 Ad pigiare lu partito 

Che chj b > e assalito 
E meczo combactuto. c ) 
123 
Ancora a > pentuto. 1) 

Ne sera il bissìone b > 
490 Da costuj me remouo 

I»er gire in quella c > parte. 
124 
Oue a ^ senpre se vsa larte 
Dello nautj vedere 1 »» 
Et c J per lo grande sapere 
495 Rompe ogne malitia. d -> 

125 
a) Q»j ognj prigritia 

Cie fo sempre morta b) 
Et c > con la mente ad corta 
Stanno et cospettj. d ) 
126 
500 Luccha li tuj djfectj a J 

Te fece b > essero sema 
Virtù mo c l te conserua 
Per male de tuo aduersarj. d > 2) 
127 
O pestorlsj auarj a ' 
505 Che tua liberta vennj 

Et sempre al cielo offendj 
Con fallita e vrlsure. 



122 &) F. G- K. M. O. P lasciano et: !.. P. Non na 
il giovane puto — b) E. K Et quel che e assalito: G. K.. 
M. O. Colui che è — e) M e magio perduto. 

123 - a) V. G. K. L. M. O. P. Alia fino pentuto — 
b) E. F. G. K. L. M. O. P. aggiungono uouo: M. se sarà 
— e; G. O. P. altre. 

124 - a) O. Ore se usa sempre: P. dove sempre «e 
usauo — b) li. deìl* antivedere: L. del tJin nauti: M P di 
ben antivedere — e) E. G. lasciano et: F, E per loro gran 
sapere — d) E F. G. Se rompe: O, se vence: P Diro.npi. 

Iffi - a) E. F. G. aggiunge et: F. corregge pigrigria 
in profezia — b) M. sempre ui f» morta: O. r&moruu P. 
may morta — ~ e) O, lascia et — d^ F. e con sospetti: L. M. 
co stanno circumspetì * 

126 - a) U. Lucca è tra'i difetti: L. diffeti tam fatta 
esser serua: M ti feron — b) F. sui uà esser: G. Ti farà. P. 
Ti faranno c^ F. hor inoeie di mó — d) G. tuoi U'Cini. 

127 - a) G avarim. 

1) Il coJ, bolognese, invece di questa e della seguente 
stanza, pone le quattro seguenti, e in margine alla 2 3, e 4 
scrive le parole: lucha, Pistoia, e Volterai Le quartine, 
precedute dalla parola al iter sono queste : 
A la fine pontina 

ne sera la nova bissa 
cani cum cani in rissa 
mai non fu buoni amici 
Fra parenti e nemici 
se fa mortai colpi, 
la pelle de le uolpe 
a polizari sol tornarse. 
Conuirà lamentano 

Da mo ogni lombardo 
Tale emo godardo 
Che leuara la cima. 
Or conuiene che la lima 
Io drizi in toscana 
Colei che putana 
De sena e de malicia. 
t) Nel secolo xrv Lucca fu presa dai Tedeschi, com- 
prata dagli Spinola, poi l'ebbero i Scaligeri, i Visconti, i 
Pisani, i Fiorentini, onde la chiama serva. 



1) 



128 
Se tu non te prochure 
Delle fogle a > syatiche 
5 LO Chancellerj et panciatichj 

Te mecterano en b ^ fiamma. 
129 
Volterria te nganna a ) 

Yn b > niecc.0 de duj spinj 
Et c > chj a lj malj vicinj 
515 Mal dorme d > sechuro. 

130 
Chj jn quisto mundo e puro 
Neil altro va belando*' 
Et cho lu vcello volando b > 
Perde c > le sue penne. 
131 
520 Et siccho .te a > sostenne 
Ya per b > altra volta 
Macena ad adeolta 
Molino che e ^ pocha acqua. 
132 
Quella doue a > se sciaqua 
525 Sempre ognj male penserò 1 ») 

Coprire de Buchuliero c ) 
Non 11 varrà vno lestucho 
133 
Conuerra che al jugho 
Mecta lu collo torto a > 
530 Angnello 1 ») et gammacorto 

la farà serua et schiaua. c > 
134 
Et non glj a > varrà vna fama 
Vedere nantj tracto 
Ne de b > cerchare pacto 
535 Con la jmpiriale fam(i)gl(ì)a 



2) 



128 - a) E. F. doglie sciatiche: Gì delle foglie ansea- 
tiche: K. De follie aotiatiche; I., delle uoigianze antichi. 
Gauzelieri et pianzatichi: M. Deie uoglie anstatiche: O. Delle 
iioltianse antiche: P. Co ie doglie ansiatiche — b) F. G. a 
invece di ea. ,,..,, 

129 - a) K. M. O. P, ten la gamma — b) L. tiene la 
rama, tra li - b| F. Ch'eri niello di: M. P. Fra doe pon- 
geute spini — e) E. F. G. li, L. O. P. lasciano et — d) <f. 
Non dorme mai: G. L. M. O. P. Mai nou dorme. 

130 - a) G. K. L. M. O. ballando: O. volando, — b) 
E. Et cusì l'ucello Volanno: F. G. L Cosi l'aogel notando: 
M. cosi io cieli O, P. ciello — e) F. G. Perderà: O. P. Set 
perde le tae pendj .... « 

lol - a) E. El fieno che sostenne: F. Il fatto ti s«- 
stinne, noi poni la variante 11 fico ecc. G. Luscito; K. L, O. 
P. Lo sito: M. Lo sicco — b) F, G. aggiungono un — cjF. 
K. L aggiungono ha: M. O. P. Lo molino che ha 

132 - a) G O. P. Et quella otte si — t» F perint; M, 
sempre il mal pensiero: O. la*** sempre — e) E. de boc- 
culeri: F. brocchieri: G. Iirucaalierii 1. bracoìiaru K. Buc- 
culeri: M. Bochaliero: O. bucculieri: P. boecaiire. 

133 - a> sotta: G Metta colla tortai L. Meta il capo 
sotto: M. Mattare conuienB al aono, li suo: O. metterà: P. 
mitta — b) E. Augello: O. Angelo - e) L. O. La farà esser: 
M. la farano. „ .. . . 

131 - E. lo invece di glj: G. K. !.. M O. P. teMK»«* 
et — b) F. lascia de: M. di uoier: O. P. Et uè. 

1) L'Alighieri (Inf. xxv, 10-12» 

Ah! Pistoia, Pistoia, che non slami 
D" incenerarti, sicché pia noo dori 
Poiché il mal far lo tuo seme avanzi 1 

2) 1 codici K. L, notano concordemente. Pisa, e che 
a Pisa si alluda, rilevarsi assai chiarata»!*» dai versi efca 
seguono. 



m^mmmmm 



176 



mSCELuANBA FBAJNUCSCANA 



135 

Chi troppo se adsoctigl(i)a 
le più volte 3 ) se rompe 
Et b > chj e vago de ponpe 
Piue ' de vento se pascie. 
136 
540 la lupa») che jn b > duj fascie 
li duj fanciullj adpoppa 
farà noua goloppa c > 
Yn terra et in brigata. d > 1) 
137 
P°j glj a) sera ricordata 
545 la triunfale veetoria 
Che fa trista memoria 
Nel core d ongnj borrammo. b ) 
138 
Et dira a J nuj vencemmo 
Et tal cosa facienmo 
550 Poi al punto b > strimmo 

Sera el leone diserto. 

139 
La crocie et lu gigl(i)o aperto 
Che spase») el falzo vesillj 
Nel b > suo tranquillo 
555 Anera discordia. ) 2) 

140 
Poy faronno a ) concordia 

Con grande nudj b ) legie 
Et prenderonno c > fatigie 
De raconciare 4 ) el paese 



135 - a) E, delle volte — b) E, F, K, L. M lasria** 
«G, sostituisce coe _ c) E> F . </ j£ ,_• % £ »J l ^'*no 

IJ8 - a) F, /ascio che b) E, che ha due ri ìf 
^.luppa: U, 1., M. O, Farà nouella' zuppa Et totrara in 
b .gaia: h, volupa. Et intrarà ecc.: P, farà nouà zuppa - 

E. in Tèrra *"• ""^ ** PoÌ 1U ' rarà » b "e ata: °= 

137 - a) F, Mi si farà: L, Ai, P, P i li fla _ bj N ( 
«*, t questa parola manca per essere in tal punto lacerata 
la carta: F, membro ckepoi ha corretto in Boebo: oTkTSl 
"j 1 , Boemo: I, L, buon huotiio. > t "*. 

138 - a) E, Dirai nui: F, L, Dirà noi uenemmn u> >-i 
questo uinceui.MO.E poi al punto'estremmò Te U Diranno 

2- T"D,rrì [ qU6StU ' al VÌDCe T- ed a P oi a » PU«o estre! 
mo. K, Otrran noi vencemmo. Et tal cosa r«r™,„. vi 
tórano „„, ui nci.mo. E tal acquisto facemo? o, Et dirranó 

«reZ ' ' P °' a ' pUnE0 estre '"° : M > f«i a partito 

138 - a) M, che f e el: O, che soaraern _t»p p „ , 
K. U vederanelsuo tranquillo, Fra W«a7«l \r v 

e) U, Perderà l'uso tranquillo- Parr* .ir i,„ in, sou — 

M, tol« discordia:^ P," F^oro £*"*»«»<»" 

con grand, nodi et l.gie*l£Ti' £' ^ «T f araQ ~ b J E, *', 
O. Prenderà: I„ E perderai _ #k % 'o*? ~ C > g> £• 
rsconsiiiare. ' ' u > "i conciare: P, de 

codice 1 L^^^t« i c he di g s uf s T a 1,!T rdas . se Roma - «« « 

in margine Sene qU ' S ' aUade a Siena, scrivendo 

dogandole con gli sLumi dativi "™ Citta ilaliaae ' 



570 



141 
560 Faran noue inprese") 

Et in alzaro suo stato 
Et b > da poy el suo pechato 
lo dara^ da costa. 1) 
142 

Vederaj venire grande rosta 
565 De giente vera*.* 

Miracolosa et fiera 
Ad d > porta di san gallo. c > 
143 
Sotto») al canpo giallo 

Inchiusa fu vna b > vcella 
Con sua pena bella 
destesa et argulla. c J 
144 
titulj a > nella culla 
Ne faranno rieordo b > 
Se tu non ej°) surdo 
Oderaj noua tebe. d ) 

145 

la a ) ypocrita plebe 

Che sta dal*) fiancho 
c ) Dal suo lato mancho 
li sera d )datj li stolj. 2) 
146 

Pretamala et buscholi a ) 
Gassoli » etalbergoctj 
Albertina con li boctj d ) 
la faronnoa gire ad saccho. 3) 



li 



575 



141 



Pi- 



.. "• - a) E noua impresa: F, lascia et: G, M. P, n- 
guarà noue imprese, Et alzarà: K, 0, Prenderà noua impresa 
Et alzara: L) Prenderanno . . . inalzarono - b) E. G, K. 
ili ?' 't" ™"?*? *. 1S poi lo suo — e) G. Gli darà: 0, sci 
llj darra: P, L'abatterà de testa. 

P va* 2 ' a ' E ' Vederai gente tosta, Venir franca e vera: 
v»j » eaerai gente rossa, Venire et gente nera: K, L, Vede- 
rsi gente rosta, Venire gente uera: L, nera: M, Vederai 
seuza rosta, Venire la geme nera, 0, Vederà gente rosta, 
v ™ Ulre ^ n .\ 6 ^ era: F « Vedera P^ senza testi, De gente 
nera peTla ' M " °' P ' Da - c) L ' °' Miranel S iosa " 

K i ^ '■ a ' ?■ So P ra e' — b) E, con una: F, è mia: G, 
„•,' M /. "Chiusa una: O, inchiusaci unMcella: P, Depii"» 
Qua ucella — e) E, Descisa et aperta: F. L. M, et aperta: 
di\St"T 8ara a P«"a.- K, Et farà gran uendetta: O, et 
distesa et apena: P, Distesa su et aperta, 
tolh H„ii»" a) n ' 'lP u J ,i: K, l.i ziiuli nella colla: L, U f_ 
fancinfn S M ' l ma, " oh de ia = «. " « ituli: °< U 
et V V 7 rt ?V SC1 ne farra "cordo: P, Poi ne faran - 
vJurS* . ' \?V sarai: G ' Se nOB ««rai d; G, trebe: M. 
>eaarat noua thebe, 

145 - al O, P, alla — b} V. G M airsiun^ono suo: L, 
che 1, sta daf flancho: O, P, che li 's?a d^Z*- o) G. 0. 
si'oli-T PT° ^ - d > F - K > saranno; G, Gli sarà dato h 

L, li ha,,, dati !i stoii: M, li aia dato so gozzoli. 
Bostnl \^ l 'J fU * eìi: U > Bostoii: O. et Bosco.i: P, co» 

UW,r f C - F -G. Uhertini _d) E, battoli: L, 0, P. 
ilota ■■rìitX ■ i"?" : M - e 8 roWi ~ «) G, la farà: il coi. U 
nota, a/iter: li farano star tristi moti.- 6, P, Li fora, 
lo not» ;„ ,U1 S1 P arla di Firenze, e il codice bolognese 

io notaio mar 8 . no colla parola Fiorenti*. 
sororen u ,k° Ce bolo « n « se annota in margine: Siena m» 
sorprende che questa indicazione manchi nel cod. senese- 
-1) Arettum. Così il cod. senese K. 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



177 



147 
580 Seracce facto maneho a ) 

De jouene et de donne 
Et b ) chj de acqua senfonne 
fa bene se s arasiuccha, # ) 
148 
De lieue se trabuccha a ) 
585 Quii che b > non se resparagna 

EL beuere e gran macagna 
Ad quello che regierj altruje ) 1) 
149 
Et tu dal grefone a ) 2) 

One om(n)e vitio rengna 
590 O cipta b ) indengna 

O populo superbo. 
150 
*) Crudele et proterbo 
Yn b > lusuria scioltj 
li<^ tuj peccatj moltj 
595 De&djgna d -> ogni pianeta. 

151 
Verrà giente polita 

Con vno signale a ) de croce 
Et ad b -> tuo grefone feroce 
c ) Darà de grappa. 
152 
600 Crederaj con proferta 

D oro et de argiento 
failo stare contento 
Et aueraj facto vento.*) 
153 
Ma pocho piu a -i al tempo 
605 b ) quella croce rossia 

°) la sua fiera possia 
Prenderà" 5 ) sua lena. 



147 - a) E. F. G. K. macco: L O. Sera poi fatto 
macho: M. sarà si fatto macho: P. Sarave poi fatto macco 
— b) G K. L. lasciano et: M O. Quello che: P. Quello 
d'acqua — e) W. L. Fa bene se se risciucca: K. se se ras- 
succa: P. rascucctia. 

148 - n) P. raboccha — b) G. lascia che: K. L O. P. 
chi non se: M. Quel che non — e) G. A chi rege altrui 
schiero. Sebbene nella descrizione di questo cod. G. abbiamo 
detto che il testo é intero, nondimeno, mancano le quartine 
Ì49-170: K. ad chi ha ad reger altrui: L. M. A chi rege 
altrui: O P. A chi à regiere altrui. 

140 - a) L. O tn tali grifoni, Tu chui: anche M. in 
cui: O. Et tu dalla Grifuni iu cui: P. O tu dal grifone in 
cuie — b) K. citade: O. P. O tu citade indegna, et. 

150 - aj E. M. aggiungono O: L. Crudele irapio e 
protervo: O. P. Crudele si et — b) F. E de lussuria: K. 
sciolto, El tuo peccato molto: O. desolii: P. sciolti — e) P. 
che li toi — *à) F. si sdegna: L. indigna: M. isdegna. 

151 - a) K. con insegna de: L cum signal: M O. col 
signal: P. Con signati di — bl K. lascia tu': L. E il tuo: M. 
lo tuo; O. A iu tuo: P. Lo tuo — e) F. sedarà: K. li darà 
di graffo: L. lì darà: M. se gli darà: O. P. Si Hj darrà. 

152 - &) J codd. F. I. K. L. M. O. P. lasciano questa 
slanza- 

153 - a) F. dopo invece di più: K. Ma poco poi al 
traflb: I, M. O. P. al trappo — b) K. aggiunge se. K. ag- 
giunge de: P. Con quella — e) L. M. aggiungono cum: O. 
Colla fera — d) K perderà: O. reprenderà. 

1) Di Arezzo discorre minutamente il b. Tomn a^uccio, 
e mostra conoscerne molto bene le fazioni e i pericoli, il che 
si spiega osservando che egli dimorò in quella città, ove 
molte cose operò, sventò uua congiura ecc. come raccon- 
tasi dal iicoBru.1, Vita 1. ediz. p. 34-35 

2) H Grifo è lo stemma del Comune di Perugia, cui 
dirige il discorso il nostro poeta E difstti i due soliti codici 
K. L. annotano: Perugia. 



154 

Tua liberta serena 

Conuerra de 3 -' perire 
610 Et b ) alle chiaue obbedire 

Dalla quale te si guardata. ) 1) 

155 

Aduene spisse fiate 3 - 1 

Che b > chi più se varda 
Chade et non ) se tarda 
615 Et d ) pero non se tolle. 

156 

Chj a ad a ) fare con folle 
Non vse sapientia 
Vsare jnsypientia 
Talora ) e grande sapere. 
157 

620 Poj te faro vodere 

Venire de ribalzo*-* 

Socto vesyllo falzo b ) 

Grande giente ad tuo ' soccorse. 

158 
Vederai giente redurse 
625 Chome vcelli a ) ad charogna 

Et con toj b ) grande vergogne 
fare 01 aspere vendette. 

159 
Torrunj con torrecte a ) 

°) Mura fortj e grosse 
630 ^ Et stecchati con fossj 

Mieteranno 4 -* al piano. 2) 
160 

Et a ) non sera quasj lontano 
Dal tuo bicho 1 erba b ) 
Che ' gran pena dogl(ija acerba 
635 Senteraj de tuo(i) fallj. 



154 - a) F. K. L, lasciano de: M. O. ben conuerra — 
bl O. P. lasciano et e) K. da qual te si guardata. 

155 - ai M Auiene a la — b) F. L M O. P. aggiun- 
gono da — e) F e se si: L. L om cade et si: M. si cade e 
si ritarda: O. Cita et se sse: P. Cie cade et se sse tarda — 
F. lascia et: L. Et pero uia non si tuole: M. O. P. Però già 
non si. „ „ . , ., T . , 

156 - a.) K. M da far: 0, P. lasciano ad — b) Iv. L 

157 - a) O. ribasso — b) M. antepone il 8 al 2 verse: 
O. P. Sotto il vessillo — e) K. in tno. 

158 - a) F. velli: K. L. M. O. P. ucelli — b) !.. M. 
O. P. Et de toe — e) F. farà: M. Farasse. 

159 - a) K. porrecte: O. Et torrj con — b) h. M. O. 
P aaaiungono E — e) E. F. M. O. P. lasciano et — d) h. 
«irai messi: M. Li me erano: O. P. Se mecterando. 

160 - a) K. L. O. 1'. lasciano et: L.. M non ha quasi 
luctano - b) E. F. K. El tuo becho dall'erba: O. Dallo lo 
lectu — e) F. lascia che: K. L. M. O. P. Che doglia et 
pena acerba. ^ . , 

1) Per questi fatti, che il poeta racconta minutamente, 
vedasi il BoxAZZt. Storia di Perugia. Ivi 1855, voi. I. pag. 

21 Sulle torri e snlle fortezze erette allora io Perugia, 
e sopra una profezia che vi fece il b Tomassuecio quando 
vi si recò, vedasi il Ucobiixi nella 1. edia della YUa del 
beato p 63, e il Bonazzi nella Storia citata, j>. 481. 



Miscbiawìea Fbvcesuaka 1. — 23, 



178 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



161 

Gran gente con chauallj 

Te seronno a ) mjssj innantj 
EtW H toj rasspantj 1) 
Del sanque bagnanno c >lepiacze 
162 

640 Non valse maj ad paeze a ) 
Pentire pò cosa facta 
Yo te chiamaro macta b ) 
Per ventura et non per sinno. °) 
163 

Tu dj jntendere per cinno 

645 Omaj più de e a ) noj dicho 

Ma b ) da 1 a(l)boro dal fico 

Prinde c ) mia parole. 

164 

Et jo a > in un n alta schola 

Me conuene mectere lib) piedi 
650 Et retrarme da c ) costej 

Che a tanto al cielo offlso. 
165 
Io a > themo d essere represo 
Del dire b ) troppo longo 
<.„ £ e ™ ad breujo e jongoc) 

ooo li, fo noua goluppa.^ 

166 
Chi cose e non adgluppa a > 
Perde el") primo punto 
Ora magj so c > junto 
Ad vna altra sciarra.d) 
167 
660 Bologna tene la sbarra*) 

fra lombardia et romagna 
Et della sua gr an b» Scagna 
àe°> sera bene corretta. 8 



161 - a) K r. \f n tj t 
E quelli toi: O. P. et de tei - M S i"? -b > K Et P«= M. 
nose fien: L. De sanK , le ba-nar- VI s, 8narai: K " san Sui- 
Di sangue Mangerà,, le piate* &a °gu'nerauo piazefo 

ad P iat2 -o)°Ì. ."il O^pTÌ t^ P ' K » »««i mai 

" mi \à riVr^A^f "™ raata - c) L - 

in ^^O-^^f^-L M. O. P. nomai 
trarne da queste,: £.. È "t"a"a e - v~ F l K ■ ? dir di: K E 
di costeh K per trarmi d^^ tor,u d »= ° P" tr»mi 

**>0 - a) li., latria In l«l -ir* 

gogno, Et ft multa Votola _?nT "«"«"V* ™o - e) K. 
>"!nppi:_0. P. nolnppa PI ' 8 d) ''• att <i«PP a : M, fo molti 

^^^r^^^w-L^^^ b erde 

-»^4 a ^S^^^ e ^o n i perule, che 



670 



168 

Et non scordarci jn frecta 
665 Ad pietro la b ) offensa 1) 

la c) chiesia jnmenza 
Admala d ) et non more 
169 
Piagnerag]j a J lu core 
Della dolente^ colpa 
Et 1 ossa c J et la polpa 
Ne auera pene et dogl(i)e. d ) 
170 
Crederai ad le uogl(i)e 

De aczi nirj et bianche 6 ) 
Cheanno°> ad li flanchj 
675 li puntj d J et la schacchiera. 2) 

171 
Ferrara auera a J manjera 
Per vertu del marchese 
Che con b > tucto el paese 
Se c ) viuera in pace. 
172 
680 la Eomagna fallace a ) 
De tirannj gelosa 
Che sole essere sposa b > 
Delle sancte c J chiane. 

173 
Sera più che schiaua a ) 
685 Subicetab) et vennuta 

fine che sera pentuta 
D onne suo c ) mal fare. 



Non fe^oolvfi- n S°°K da: F " - M - °- P - Sciano et: K L. 
messa iotesf-P m P - N <>. n »?, «-ordera: O. La cebiesa ay 
E sempre la- K Tel* d ' "? a ~ b) K " "SS^nge soa - 
immensa M r . lesa e "'"mensa: M. De la chiesa che 
ma M 0~P ' J' S f ammala: K - se inferma: L. se inferma 

160 \ K '? fe , rma non muore. 
0, P E nìx^lJt; i - Pia °g e r a te lu core, della commessa: 
la polpa P rÌ er o 1U p C ° re ' , Della commessa - b) F. ch'ha 

170 Vip ir P - T coa la - o) K. M. ne averranno pena. 

Negri e Bianchi" lf£ °- P - Cre «3«™ - b) F. Atti, Ani, 
gii e ciancili. K. De azurri neri et bianchi: 1. L De Asii, 



ffiiirii ef hi=„„i,-' ì': T" " 2U1 "« neri et bianchi: 1. L De Aszi, 
guidi et bianchi Et loggiano et lanfranchi: M Darà guidi 
if- n ° M ba " nanc be: O. De Guidi et de 



e bianch.: e logì.„„ u „,„ , 

tutto _ e)" o>. P.- Ìì a ' a - b) F ' E P« «"tto:*. P. ca per 

tana eVLn ™;"%. R ? !na ~ b » F - So1 a e« sposa: L. Pu- 
quX • ìe-iLf ° 0SÌ quest ° cadi<:e bolognesi che però dà 

173 - a 1 w e ' oe ate. 
vendnti Finti \ t5araQno pitiche schiave, Soggiocati e 
SogS 'et ue„ du ti ar t n V? ÌUti: G - SeraDn ° P iù obfschiari. 
schiav ■ M O sì ' Dchè seran Pentuti: L. Seranno più che 
gata M So°i',,f, t ^ n °r J pes, ° che sc,liaT > ~ b > K - Sab e itL ' 
Do ogùiWo K " : °- P - suhm e^i, venduti - e) M. O. P- 

dubbio 1 {e J S ' 3 °e f r e s ! a m f i"- a a lì n P ' etro da bolognesi, fu senza 
Urbano VI è '""^T ™ 1, . berta - aderendo però al legittimo 
sconcerti che a P nm,f, nd0S, 'i 0n,e na «'™ « Muratori, degb 

9 ?Tutr,, n,f , toVano Roraa e « Pa P a - 
era il l^?&-p? p oT B ° ^^ hol ^ a ^- ^ CodOa» 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



179 



174 

O gente tristj e auare 

a > Ducatanj male contentj 
690 b ) Conuerra che te pentj 

De ognj tuo pecchatj 

175 

Vederaj per tuctj lj a > latj 
b ) giente con multa arte 
695 Con In studio de marte ) 

farte d ) adsaltj spissj. 

176 

Spoletini non ueggono a ) jssj 

Quello che se b > apparecchia 
Spargieranno ad secchia ) 
700 Et faronno d ^ 1 urso tiranno. 1) 

177 

Passaron con lor a -> danno 
Quessto hore trisste b ) 
Poj ce serormo gran piste 
Ad quello che io c ) sento. 2) 

178 

705 Nelle mille 3 ) trecento 

septe con sectanta b ) 
In folignj se pianta ) 
la morte de à ) Trince. 3) 



174 - a) G-. aggiunge O. — b) L. Or convien che te 
penti; M Conuien che uoi ui penti: 0, P. Conuien che tu — 
c> E. F. K. L. Delli toi vecchi peccati- G. M O. P deiii 
Tecchi. 

175 - a) E. per toi iati: F. tutti tuoi: G. K. lasciano 
li: O. P. per li toj — b) M La gente — e) che il Dio di 
Marte — d) M. Farano. 

176 - a) E vengono: K. credono: L. Spoleti se uedessi: 
M. Spoletti non uide esso: O. Spoletini non uedìssi: P. Spo- 
leti non uede esso — bì E G. aggiungono lo: K, M se li; 
O P. vi vis3e — e) E. F G. el sangue ad sechia: L Span- 
derai sangue a sechia: M. Spanderà ti sangue: O. P. Spar- 
gerà — d) F Per far l'orso: L. E farai: M Farà lo rosso 
terreno: O. P. Farrà. 

177 - a) F. G K. con gran danno: L. Passarà cura 
gran danno: O P. Passarà de gran — b) F. Assisi V hore 
triste. Poi ci sarà: G Athxo 1' hore triste, E sarancì: K. 
Ascisi P hore triste, Et seri-ance: L, E serance gran peste, 
Fra loro come io sento. Questa codice bolognese da anche 
questa variante: Sera le gran rimesse, Ne la terra de Fran- 
cesco: M. Assisi sue hore triste, E faransi: O. P. Ascisci 
l 1 hore triste, Farranise e) E, /ascia io: M. Tra lor si 
come io: O. P. Fra loro com' io. 

178 - a) E. aggiunge et: !.. Nel mille col cento — b) 
K. I.. M. con quattro et septanta: O. P. con quactro et con 
— et K. spianta — i) K aggiunge li: M. La rea morte et 
Frioze; O. La morte di ser: P. La rea morte. 

1) L'orso tiranno è rioaldo Orsini conte di Tagliacoz- 
zo che nel 1383 si impadroni a tradimento di Spoleto, e 
l'anno appresso ebbe per forza la rocca. Vedansi narrate 
le miserie e le morti di quell'anno nel Sansi A. Storia dei 
Comune di Spo'eto Parte I. Foligno, 1870, p. 250 e segg 

2) Sembra certo che qui si parli di Assisi, poiché le 
stampe e molti codici leggono nei secondo verso la parola 
Assisi II codice bolognese nota in margine Ashium. Cfr. 
Cbistofaki A. Dette istorie di Assisi. Ivi, 18*5, voi. I. p. 
234 e segg. 

3) li cod. bolognese reca questa variante : 

Àlitér: Fuiigno enm affano 
sostener li conviene 
Quelo che li aviene 
per la morte de Trince. 



179 

Viua viua chi vencie 
710 Gridara a ) el populo diuerso 

Et non vedera b > lo rinnerso 
Che auera nantj casa. 1) 

180 

Misiurase a ) ad passa 

Yn quessto mundo li gj b ) 
715 Non fo ne sera maj°) 

Alchuno uento senza acqua. 

181 

Sempre in Tode se sciacqua 
le ventj a ) de jntorno 
Et de yn iurno in jurno 1 ) 
720 Vorreno ) chose noue - 

182 

Chjaraualli ad le proue a ) 

Chatalanj con b ) ingnegno 

la farà ) stare ad segno 

d ) Con dainpno e con onte. 2) 

183 

725 Chi ce sale et chj ce smontai 
Chi n esce et chj e entra b > 
fine che la centra > 
Cie sera rebactueta. d ) 

184 

Et a ) nella sua chaduta 
730 Darà tale crepaccio' 1 ) 

Che n auera impaccio ) 
Tucto d > el paese. 



170 - a) L. M. O. P. dira — b) K. Non vedendo el 
riverso: M. Non vederà. 

ISO - a) K. Mesuranose: M. Missurarassi: O. P. Et 
misurasse — b) F. G K L O. P. Nel mondo li guai: M. de 
li guai — e) L, Non sera o non fu mai: M O. P, Ne sera 
ne fu mai. 

181 - a.) E le verre: F. G. K. L. le guerre: O. Tucte 
guerre: P. La guerra — b) O. Et cosi da iorno in iorno: P. 
Et giorno — e) E. vorrieno: F. vorran: G. vederà K. O. 
vederon: L. chiama: M. hauerà: P. vorria pur. 

182 - a) F. con le prove, E Cathalani con 1': G. Chia- 
rauallesi con le: L. chauaili cum proue, Et chateliani- M. 
Chiarauale con proue: P. se a proue — b) O. ad invece di 
con — ci K. farron — d) M. aggiunge E. 

183 - a) E. 0. P. Chi sale et chi esmonta: G. L. Chi 
sale et chi smonta: M. e dismonta — b> L. M. Chi esce et 
chi entra — e) F. cantra: G Per fine che la: K. in fine: L 
Da firn: O Finche ll'aveva uenta: P Da fioche la s'entra 
di M . Ne sera ben ribatuta: O P. Ti serra. 

184 - a) L. «ascio et: M. O. P Ma — b) F compaccio: 
G. levarà tal crepaccio: K. cotal crepaccio: L. er»pazo: O 
Darra un cotal: P. Darà tal — e) F. crepaccio: M. che darà 
briga e impaccio: O, Che de ciò auera — F. O. P. aggiun- 
gono quanto: M. A tutto il suo. 

I) Per 1' intelligeDza di questi versi vedasi il Iacobil- 
o p. 95-96, e il Dobio D. Hiitoria della famiglia Trinci 
Foligno, 1638. p. 170-171. Questo Trinci, che era signore di 
Foligno, mori veramente nel 1377, noa nel 5374, come dico- 
no alcuni codici. ... 

3) Le vicende e le discordie dei Tadertmi sono nar- 
rate dal Leosi L. Memm-e storiche di Todi. Todi 1856, p. 
336, ove si parla dei Ghiaravalleai dei Catalani ecc. 



180 



MISCELLANEA FRANCESCANA 



185 

le vosstre ynuidie accese 
O marchisianj subiectj 3 ) 
735 Conuene che lj b ) tuoj difectj 

Ad ognj homo ) se scropa. 1) 
186 
Anchona sempre adopra 
lochare de bisgiuczi a ) 
Et mostra guiczi b ) 
740 D essere e non e amicha. c ) 

187 
Sya») chj el contrario dicha 
Chio trouo possto in saldo 
Che b ) castello san chataldo 
Sera per lui adterrato.*) 2) 
188 
745 Poi li*) serra recordato 

Adora che nol b ) pensa 
Et=) chi 1 altrnj despensa 
Eefarlod) de sua borscia 
189 
cipta rimorsa*^ 
750 Firmo crudele b > 
Più amare che fele 
Seronno c > le tue angoscie. 
190 
Seronno tucte a ) insegne roscie 
Adbandonate e vente 
7o5 Colle tue piaghe») tente 

Del sangue Innocente. 



subietÙfb"". lai LoTutlfcti. pt* \* Marchiao ' 
- b) K. Coouerrà™ e toi - e G a ' n ™™ h ' e T Subiecte 
discopra: O. Ornai sci sse ' 0gn Ua: M A ci «» « 

»: P.^iìl - '%Vt %?°?™: f «W O. bischis- 
nm: K. e mostrar Lmpre ,7.1-7 p'™ ^ «'«su-are di far 
strare bo„ ,« raic j. O £ tmslar hfr T, f V J* r: M " M °- 
per uizzi _ o E sse ; e non amica U '" S: R ht "«"'strare 

chi vuoVc^^^chi'èhfqilrTGia - ^V ^ l ~ Si * 
i". Sia chi la — h, a I ri, "i Gi , a P ur che u °> che- O 

buchiamoti, p. Ma eì^ t p tì ? "° ■ Me L ( ' od -°- «teput- 
accordato - b) - L?d,V»n ril f S Te K f'n '"««' è 
«: ti. Chi deli-altrui _ M w rifar* ir r K , . ' °' ' nsc '" a "e 
de: O. P. Kifalo de ' ra: K ' R °™°- U Kìfà poi 

O tu CiUà'-'in ^"ZT U - °-/«"»0 vituperato; O. P 

amare. e > M - «uanto più cha tale, Fien 

190 - a) F. Saran le tua- G K I « 
federai tue inseg-ne roscie *hh.,7„„ A' m beran ie tu e. il. 
gumose: P serran le u« L^'f "v, ; s «™ tutte san- 
gue p^zze: M. E ie tue piazze tèrne niV* P ' azze: U le 
t Ile toe posse tente, dello ».™.™' De lo ""'"center O. 
e»- innocente. Le tue piizV S maoce » t9: P - * *> .«■ 

'1 1 Marchigiani, ai ouali r'volo-» ;i a- 
"",?«« P«Po'i <-«« abitalo anch- Lii T° m ° U P oe!a < 
Asci., Macerata, ed Ancona, e che D iH '* P TOT >«e di 
la ragione detta Picene. Il cod ce £,f° me "°- '«'"ano 
Marchia mu.ee Bolognese L. annota : 



*1 Stilla distruzione della Rori-i <i; e /- . i , 
» di «sa vedasi la cronaca an™ ,. C , a ' a , ldo . « sulla 
«.rnabe.. publicata da C Cu*C M »i ,' d ', M - La "ara 
'•««'•i^Wijrti™».' . J voi. delia Co/ . 
, « 1 ' P- lOO.wg,,. AUa„«faa^r*?" <,nf ; Ancon »-Wra 



191 
Piagierite») dolente 

Della b ) ynnocente morte 
t C « Et sera ad ogn omo forte c > 
ibO Ad d > campare ad lj partitj. 1) 

192 
Bacinnjttja) pulitj 

Con giente fresschaW e francha 
Te dara<=) per lancha 
Dal lato sinestro. d ) 
193 
765 Ascoli sarà destro 

Ad riuoltare la schina 
Ma pure») ad la soppina 
Staranno lj soj b ) ciptadinj. 
194 
li veltrj e li mastinj *J 

Se regieranno b ) con sinno 
fin che 11 ultimoc) cinno 
Della sua vita do!ze. d ) 
195 
1 uno che») sta dove folze 
1 argiene b ) della marcha 
la sua fama varcha c > 
Ma sosterron d ) lj flglolj. 
196 
li stritita^ et li gran dolj 
Seronno in cammerino 
Che coginoWcon cogino 
Se verronno c ) consumando. 



770 



775 



780 



nì»n„il>! ~f\ P - °- p , !a °gerai tu: a. K. Piangerai- P. E 
e forte O v en ' e ^ h > U Per la ~ <=) L. P. sirati gra«« 
et torte. O. berrà ad ciaschesun forte - di F. Di campare: 

1» • P !ì e: „ C - R Cam P« di'"- 
M Gli X,'!' M - Ba '«ti e - b) M. presta: O.P. fera -e) 

E iì lato Ura da!la ~ d) °- Et dallu Ior: R 

— h\ l 93 *',?) G - Mar ,' e P arte: L M- Giacerà alla suppin» 
S t arLn„oL„r ^ L " "' Cum « ^= °- ««"an *R 

doe vecchi" \fi % k ' L Due vecchi ""«stini, M O. P. I 
no a se„„„~P J t- Re 8 ert: M - Regeranno: O. Ve regaara»- 
rtn ànw -, 1 ' re ff era °n° a senno: _ e) F. fc. L. O. P. 
ton ali ultimo: G. in che all' -d) K. k. L Di ior vita dolce 

Por D uit t a7o 6 .c™ a d °' Ce: M ' Da " a lor »i«*i^fe o!k MI- 

si tnl oì? " ?^ ^,' ?•,«• ' aM «'<»"o ebe — SI. Ma un. el qua! 
sua tm„~. } i?- L , 0ri S?in: t>. La gone della Marechia. La. 
Urltul v C t' a ' Soste "-à >-uoi figlioli: k. La regina: L. 
La rafór,l^i L w P f^ so alla: °- L'arane della Malcha: P. 
di k I i 9 ! Ia Ma i5 ha - e) L. M vechia: O. P. che varca 
1B6 »f ™= M - «»»te™ : O. P. Soatenera y. 
b» P p ' F - G - k - °- P - Le "rida e li: M. I pianti a 
,f D i c . us '°, c " ; L - Ciascuno con.- M, lu Fabriano e 



• c) L. Se uira: M. M» 



Urbino- Pi .=1 COB - L - Ciascui 
urDino: P. L'un frate col cusino 
non cosi auacìo. cugino 

^Tp'er?^ r ?D ° Ch * inanzi^d'if 1 ..gn. , 

Ouetto m^ rO S - Pcr ° fU COrrett0 " """ iÌ " 

Wueato mondo di soto E dal Signor iocondo 



e ognu.n fumo dampnati 
rim che ricomperati 
Fu.no per Maria 
de Ja uerace uia 
»> ognum smarito. 



Tutti fumo dannati 
Per fin che rico.nprati^ 
Noi fumo per Maria 
De la uerace uia 
Fumo tutti smurili. 



MISCELLÀNEA FRANCESCANA 



181 



197 

El leone canpigiando a1 
Verrà con asperreza b > 
Chj tal vertu adprezza ) 
Passara^ con honore 
198 
785 Sera vno grande horrore a > 

fra 1 ziano e lu nepote b ) 
nella terra oue°) perchote 
Potenza ad le bande. 1) 

199 

La mia rima 3 / 1 se spandu 
790 Oramai nel patrimonio 

Oue prima el dimonjo 
Ordeno b ) el falzo concecto. 
200 

Et a ) non auera dilecto 

Dello male delle vicinanze 
795 Che tucte 1 altre sonno cianze b -> 

Ad li soj asperj martirj 

201 

Campangna con sospirj 

passara queste hodie a > tristj 
Che sta ad le b > listre 
800 De Rogna ) che la morsecha. 

202 
Sardegna con a > la córsecha 
Saranno spesso offesi 
Catalani -! Genovesi 
Le verran guerreggiando. c 5 



197 - a) F. G, campeggiando: L. E lo lion capiando: 
M, Ma già non cade il laccio: O, P, Lu lion campiando — 
b) F, G, k, Fermezza: L, Vive cum fermezza: O, P, verrà 
eoo sua fermezza e) L, M. Rechanati La sprezza — d) 
M, E, passa eoa: O, Scamperà 

108 - a) F, L, O, P, errore; k, Serra grande errore: 
M, veirà iu grande — b) M, El ciò e nepote — e) M, La 
dove: O, P. in terra d) G, ala banda: con le bande; O, 
P, Potentia dalle banne. 

190 - &) M, Or mia rime b) F, G, ordì! O, P, ordio 
'1 falso. 

200 - al G, k, L, 0, P. lasciano et; M, non gli hauerà 
b) G, O, P, tutte l'altre serali cianze: k, L, Tucte l'altre 

son: M, Tutte l'altre nen. 

201 - a) F. G, k, O, P, I'hore: L, Cum pianti et cum 
suspiri, Passarai l'ore — b) F. che sono alle: G, k, O, P, 
Perchè sta alle: L, Pero che stra ale: M, Perchè ai sta — 
e) F, Della rana che: G. Di rogna che gli: L, De lo regno 
che te: M, Del regno della Morsica: O, Chi da lati la mor- 
sica: P, Del regno che la morsica. 

202 - a) M. e la: II nostro codice I), tosco i quattro 
versi seguenti, b) G. con — e) G, purgando: k, M, O, P, 
spelluceando: L, peluccando. 

I) Queste tre strofe si riferiscono a Camerino, e le 
ripublicò. commentandole, Camillo Lilii { Dell' h istoria di 
C'amirino. Macerata 1652, (?) voi. n, p. 302) Notisi che al- 
cuni codici offrono delle varianti da tenersi a calcolo da chi 
volesse commentare questi versi, poiché in essi si parla di 
Fabriano, di Orbino, di Recanati. Nel v. 788 ai paria for^e 
del nume Potenza, che scorre presso Camerino. Nel codice 
Bolognese L, parlasi asche di Cagli, poiché i due versi 779 
780 hanno la variante: 

Io Calg(l)ie et in Urbino 
ma non cosi uacio. 
Cina, forse, non coaì auaccio, non tati pretto. 



203 

805 Sicilia nutricando 

Veltrj e mastinj chon talj a ) 
Chiaramontj et don chatalj b - ) 
Et°) ancho spada in fore. 
204 
Quistj tre ad a ) vna ora 
810 la traronno de b ) gouerno 

Se in cio°) lo vero disterno 
Quaxi verrà spellunca. d > 
205 
O legetore a > qualunqua 
Quisto b ) libro legj 
815 Per dio fa che prouj c ) 

Sempre ad mia sequxa. d > 1) 
206 
La jngnorantia me a ) accusa 
Y omne mja membra b > 
Et perdo omne c ) sinno 
820 De d ) dire omne cosa ad 

207 

Verrà poj nello a -> strimo 
Dalla benegna stella 
Vno b J che renouella 
El mundo jn altra c > forma. 
208 
825 Darà la bella norma 

Ad nostra uita actiua 
Et a J farà la terra priva 
De vitij fallace. b > 
209 
Per lu vnjuerso pace 
830 Sera da cielo in terra 

Et follia") e guerra 
Sera nello jnferno remessa. b ) 



pino. 



203 - a) F, Vien due mastini eguale: G, Ver doi ma- 
stini co ili: k, vostri maatin cotali; L. Vien tre mastini 
cotali: M, Veltri mastini cotali: O, P. Un tri inastin cotali 

o) F, don Attale: G, et don articoli: k, O, P. e donili ar- 

tali, Et anco spadafora: L, e donatali. Et anche spada 
fuora: M, Domatali, E anco spano fuora — e) G. fascia et. 

201 - a) M, Questi tre a dimora — b) L, de boa: M, Li 
terra di — e) F, Sa io il vero: S, Et sei vero: M, Se in 
cielo il uero — d) G. vera quasi: M. quasi vera 

205 - a) M, O, P, lettore — b) F, O, P, che questo 
G, L, Questo libello: M, quisto libretto — e) G, k, pr.megì: 
L, che prouegi: O, P, preuigli— d) O, P, Sopra della mia scusa. 

£06 - a) F, scusa — b) G, in ciascun suo: k, lu e a- 
seuu mia: L. et zaschadum suo membro: O. in ciascheuno 
rimembro: P, in ciasche suo membro — ci F, membro: G, 
Et io perdo ogni membro: k, Et io perdo o«jni neruo: L, Et 
io- M, Perdio non mi rimembro: O, P, Et io perdo ognne 
membro — d) F. Per dir. k, L, M. O, P, Dir ogni cosa ad 
pieno. 

207 - a) F, G, k, L, Sereno: O, P, Vedersi nel sereno 
b) O, P. Uno homo — e) M, O, nova. 

208 - a) F, k, lasciano et Manca nel eoi D 'l vei-so 
antecedente - b) L, P. d ogni uitio: M, De costumi. 

209 - a) G, k. L, M, Et Fellonia: O, P, omst fellonia. 
Il codice D lascia questo verso del quale reca l* sola sil- 
laba et, segno che Vamantumse non seppe leggere il mano- 
scritto che ricopiala — b) F, Sara in fondo messa: k. U, 
Fia nell' inferno messa: M. Fia nel inferno nuersa. 

1) Sembra che l'edizione sonci niana, come leggesi nel 
codice G che la riproduce, pri»» di questa strofa recasse in 
mezzo la parola Esentione, o meglio, «enei cod. G questa 
parola non è scritta bene, 1» parola escusatione. La ragione 
Sell'un» o dell'altra, li lettore la troverà da s*. 



182 



MISCELLANEA FBANtìESUANA 



210 

Dvrara") quessta gran vessa b ) 
Annj misj et tempo 
835 fine che lo cento adempj c ) 

lu curso de nouanta. d ) 1) 
211 
Per la benegna a > pianta 

nel mundo in ogni listra 
con suo triunfale vjssta b ) 
840 Spanderà suo ragio. c > 

212 
Ora") se alegrj el coragio 

De ongne b > homo che bene spera 
Nella superna ) spera 
Dellj lumj excexj'O 
845 Deo gratias Amen. 



tra, S. (kaoni da Capisi» 
e fra Roberto k Leece 

La Miscellanea Francescana ha pub- 
blicato una lettera del duca di Milano, 
Francesco Sforza a San Giovanni Capiscano 
(23 ottobre 1451), ed un'altra del medesi- 

T^ìs l R °J e ? da Lecce ( 12 Ma g?io 
Ì ii ^ amoedue trascritte da un codice 
della Nazionale di Parigi. 



gran. U° i%£: g"^ Sta <f™ "»»*= K O, P. lasciano 
adempì: P, Ili cerchi Tta,,™' A m J ssa -<=) °- «i cerchi 

che , ««^ è-eSS a^l™ ^ L: "» 

f>> L O, P, miliono e il 3 verso - c\ O è t ' ■*? 
suo ragie. "<=<a% — cj u, i^, Spargerà lo 

Qwffltó »di--«i Ao UUfl niT„,l , ' Ì S °' - IUm ' aS <»5CÌ, 

«m««j.- ' "" "*"""• «"<*« Più lunga ad é 

Gloria in eicelsis 

alta noce cantante, 
Usciendo del rio anno 
et mirando ne! felice 

A clu leste et a chi il dice 
aspeti cum fidanza 
Habia sempre speranza 
In chi e d ogni bene radice 

»„„, 11 , Q,iest ? ,iata "»<> è facilmente trovabile o,..l 
ro«n. faqnasi sospettar* rfie voo-li-..; ;-. Y y ei ""' 
«I qua!, «odo Bonifacio LX coirne 1 "Si":?»™ ' ' 3S ?' 
ameno per poco fu lxr r «ni W rS%' e J f c t?' Pf 1 ,<^ !e 
-Ma questa spiegazione non persuada ni„|.„ E to '™- 

<i*re(,be chi S-olesse indagare chi ?nt"nÀ "'? n ? periua - 
soelruomo ch« avrebbe rinnovellato il TT ' ] beato P el ' 
tane la cose. nnnotenato il mondo, e ordinate 

*> Voi , fase 11 p. 84, n, H, e f ase ,v p. «g, „. & 



Non crediamo inutile trascriverne qui 
alcune concernenti i medesimi due illustri 
Francescani, ma tolte dall' Archivio di Sta- 
to Milanese. 

La lettera dello Sforza a S. Giovanni 
di Capistrano, già edita, porta la data di 
Piacenza dei 23 ottobre 1451. Crediamo 
utile di ripublicarla. 

Reverendo domino fratri Iohanni de 
Capistrano 

.Reverende in Christe pater benedicte. Ao- 
eepimus superioribus diebus litteras vestras 
ornili quidem humanitate et caritate refertas, 
ex quibus in medium adducitis causas legipti- 
mas per quas aceessus vester ad has nostras 
pai tes esse non potuit, eum iam alio dive*- 
tisset iter vestra paternitas. Nos vero ut re- 
spondeamus, nescientes tunc quonam iter vobis 
eapiendum esset, et sieientes praesentiam ve- 
stram apud nos et nostros esse, procuravimus 
per litteras apostolieas doctrina vestra infali- 
bili populo3 nostros .... et recreari.quodet 
si nobis ultra quam dici posset gratum fuisse', 
non minori tamen consolacione intelleximus ea 
que divina clementia favente perficistis ad 
gloriam summi Dei nostri et augumentum 
lidei. Nam ne nos quod universus orbis predi- 
eat silentio pretereamus et claudos ambulare 
et cecos videre ut reiiqua maiora pretereamus 
fecistis. Ex quibus omnibus infinitas Deo lau- 
des peragimus et habemus, qui hac nostra 
etate tantam gratiam sentire fecit. Sed si quan- 
do superna voluntas dabit ut ad has partes 
vestra paternitas se eonferat, pregratum ha- 
bebimus, hjmo etiam rogamus ut nos visere 
dignetur, quod in singularem complacentiam 
reputabimus a paterni tate vestra, quam Altis- 
simus diu eouservet; preterea rogamus pater- 
nitatem vestram ut iis que in partibus illfr 
miseraeione divina et virtute predicacionum 
vestrarum acta sunt nos partici pes faciat. 
Datura Placentiae xxiii octobris 1451. 

Cichus 
Questa lettera il duca di Milano face- 
va tenere, con altra accompagnatoria del 
precedente dì, al Yicario dell'ordine dei 
Minori della Provincia di Milano. Ingra- 
ziandolo d'un bello e gradito dono ricevuto, 
lo Sforza aggiungeva : 

De li miraculi facti per lo R. patre do- 
mino frate Iohanne de Capistrano restiamo 
avisati e molto consolati, et de tutto ren^ra- 
ciarao Dio. Del altro che sentirete della vir- 
tute sua, haverimo caro essere avisati, pregan- 
do vogliati mandare le alligate al prelibato 
R tl0 domino frate lobanue. ') 

1) Regtt'ro Missini n. 5 fol. Zìi tergo.